Come Pastori delle chiese locali della Sicilia sudorientale vogliamo portare all’attenzione delle nostre comunità, della società civile e delle istituzioni, il grave e devastante problema che attanaglia le piccole e medie imprese, gli artigiani e gli agricoltori –  e pertanto la nostra gente, le nostre famiglie, i nostri lavoratori, il futuro dei nostri giovani – a causa dell’esposizione debitoria nei confronti degli Istituti previdenziali e di riscossione e, tra questi ultimi, in particolare la SERIT Sicilia S.p.A.

Siamo consapevoli delle gravi conseguenze dell’attuale recessione economica che sta imperversando nel nostro territorio, porzione estrema del mezzogiorno italiano e dell’Europa. Una crisi, all’interno di quella mondiale, che riguarda il Paese intero già colpito da un grave deterioramento morale e istituzionale.

In particolare, la crisi finanziaria sta coinvolgendo le piccole e medie imprese (agricole, artigiane, commerciali, industriali) che costituiscono il tessuto fondamentale della nostra economia isolana e peninsulare. Ad acuire tale stato di cose contribuisce il rigido e farraginoso sistema di riscossione delle imposte e dei crediti degli Enti previdenziali e assistenziali e degli Enti locali che costringe all’insolvenza del debito, maggiorato dalle sanzioni e dagli interessi, facendo scattare il meccanismo ipotecario sui beni delle imprese indebitate ed escludendole da ogni possibile accesso al credito. Un sistema che rischia di schiacciare anche chi ha debiti di modesta entità.

Anche noi, vogliamo “attraversare” come Gesù la città degli uomini, le città del nostro territorio, visitare le case della nostra gente, le officine, i laboratori e gli uffici dei nostri lavoratori, artigiani, piccoli impresari, coltivatori diretti, provati anche dalla durezza di questo sistema di riscossione che spesso costringe a ritmi di lavoro disumani, mina la serenità e l’unità delle famiglie e le rende irreversibilmente povere. 

Come Gesù vogliamo annunziare l’Evangelo della presenza liberatrice di Dio nella storia degli uomini che chiede di “fare” la verità, di servire il bene, di promuovere  la dignità della persona, la redenzione del lavoro; di tutelare l’inviolabilità del sacrario della famiglia che è la casa. Il Vangelo libera dall’idolatria del profitto, proclama che il tempo degli uomini è chiamato ad entrare nel riposo della domenica senza tramonto e rende noto che i beni terreni non sono definitivi perché ci attendono i beni eterni. La salvezza cristiana riguarda l’uomo intero. Feconda già, anche se non ancora definitivamente, la sua storia e il suo mondo.

La città degli uomini raggiunta dall’Evangelo ritrova la sua armonia: la solidarietà prevale sul tornaconto, la giustizia sull’illegalità; il lavoro è riscattato dallo sfruttamento, la dignità del lavoratore riconosciuta e tutelata; il focolare domestico ritrova la pace, la convivenza è affrancata dalla disperazione.

Per questo motivo vogliamo sostenere quelle vie di soluzione che, all’insegna del bene comune e della legalità, da più parti sono state proposte e che in sede di Parlamento regionale e nazionale vanno responsabilmente promosse e trasformate in norme che regolano in prospettiva umana il sistema di riscossione. Come ci hanno ricordato i vescovi italiani «Accanto alla risposta diretta della carità, non minore attenzione merita la via istituzionale della ricerca del bene comune, inteso come “esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi, dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis, di città”» (Conferenza Episcopale Italiana, Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno. Documento dell’Episcopato italiano, Roma, 21 febbraio 2010, n. 10).

Pertanto facciamo appello ai parlamentari locali della Regione Sicilia e del Governo Nazionale, di ogni schieramento politico, di adoperarsi insieme a far trasformare in leggi le proposte alternative di riscossione che in questo periodo sono state approntate con grande impegno e intelligenza da tanti cittadini e organizzazioni spontanee o di categoria – in particolare quelle richiamate nel Documento unitario delle Associazioni imprenditoriali e professionali della Provincia di Ragusa e delle diocesi di Ragusa e Noto, Agosto 2011, riguardanti l’emendamento delle norme nazionali e regionali che regolano la riscossione – che hanno trovato nelle nostre comunità cristiane e nelle nostre Diocesi spazi di gratuita accoglienza e di sagace confronto per un’autentica attività politica, per un ambito pubblico libero aperto alla partecipazione responsabile di tutti.

Occorre «Favorire in tutti i modi nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva» (Per un paese solidale, cit., n.11) ci ricordano i Vescovi italiani.  Per l’attuale classe politica è una chiara opportunità di attenzione alla concreta vita della gente in vista del bene comune, del bene di tutti, con una particolare attenzione alle fasce più deboli ed esposte alle intemperie di una società sempre più complessa e sottoposta alle macchinazioni  di poteri occulti e voraginosi.

Siamo certi che questo nostro appello risuonerà come un “dia-logo”, una parola persuasiva, una bella notizia perché, nella luce dall’E-vangelo del Crocifisso risorto, le nostre città si pensino e si strutturino come spazi di umanizzazione e di convivenza pacifica e solidale.

L’incontro con il Dio di Gesù di Nazaret rimane sempre una fonte di autentica libertà e di rigenerate relazioni umane.

 

+ Salvatore Pappalardo,Arcivescovo di Siracusa

+ Paolo Urso,Vescovo di Ragusa

+ Antonio Staglianò,Vescovo di Noto