È stato condannato a 20 anni di carcere dopo rito abbreviato A. C., a processo per tentato omicidio e rapina di 50 euro ai danni di Davide Simone Cavallo, rimasto invalido in seguito all’aggressione avvenuta a ottobre 2025. Il complice A. A., invece, è stato assolto per la rapina, ma condannato a 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso ed è stato scarcerato. Queste le decisioni del gup del tribunale di Milano, Alberto Carboni. Il pm Andrea Zanoceli aveva chiesto la condanna rispettivamente a 12 e 10 anni, sottolineando la gravità della condotta dei due diciottenni di Monza. Anche tre minorenni erano presenti al momento dell’agguato: sono imputati in un processo parallelo ma davanti al tribunale dei minori.

L’abbraccio della vittima agli aggressori

In aula. il ragusano Davide Cavallo si è presentato, con le stampelle e accompagnato dai genitori. Lì si è rivisto con i suoi aggressori per la prima volta dopo la lettera che aveva scritto per perdonare i due ragazzi che l’avevano rapinato e reso invalido nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025 in corso Como, a Milano. Dopo le arringhe e le scuse degli imputati, la vittima ha abbracciato i suoi assalitori. Una mano sulla spalla di A. C. e qualche parola scambiata con A. A.: «Durante questo colloquio i due imputati hanno chiesto scusa», ha detto il legale. Secondo quanto è emerso, A. A. ha anche consegnato una lettera a Davide: «Potresti essere mio fratello», le parole dell’imputato. Un gesto definito «forte» dal legale della vittima: «Davide è un ragazzo eccezionale, di alto livello morale», ha detto. Al termine dell’udienza lo studente 23enne della Bocconi è uscito dal tribunale scortato dai genitori.

Davide Cavallo in lacrime dopo la sentenza: «20 anni sono tanti».

La condanna per A. C. alla fine è stata è stata superiore rispetto alle richieste della procura: 20 anni per il neo 19enne, considerato esecutore materiale dell’agguato. Dopo la sentenza, la vittima è rimasto spaesato, si è seduto e, coprendosi il volto con le mani, è scoppiato in un pianto liberatorio. Inoltre, avrebbe commentato: «Ma sono tanti». A riferire il suo commento a caldo sono stati gli avvocati della parte civile, che hanno aggiunto il pensiero di Davide: «Si augura che anche A. A. possa imparare» dall’esperienza del carcere, «questo è il pensiero per entrambi gli imputati». Se lo studente 23enne ha perdonato i suoi aggressori, lo stesso non fanno i suoi genitori: «Il padre non è il figlio, il figlio ha perdonato. Il padre e la madre non riescono», afferma Luca Degani, avvocato del padre di Davide Simone Cavallo. La pena comminata dal tribunale di Milano è altissima, ma «bisogna dire anche quello che è successo: che alle 2 di notte o alle 3 di notte in corso Como dei ragazzi italiani hanno chiesto una sigaretta, hanno portato via 50 euro e hanno accoltellato un loro coetaneo», conclude Degani.