Aeroporti Comiso e Catania, Gianni Scapellato: “Com’è fatta la privatizzazione di SAC?”
- 7 Maggio 2026 - 17:33
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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
un documento a firma di Giombattista (Gianni) Scapellato, siciliano, di Comiso, che ha diretto per molti anni l’aeroporto di Malpensa e prima ancora quello di Rimini.
Il 4 maggio è stato pubblicato nel sito dell’Aeroporto di Catania il Bando della privatizzazione di SAC. Non è proprio il Bando, ma “INVITO A PRESENTARE MANIFESTAZIONE DI INTERESSE ALLA PROCEDURA DI SELEZIONE DI UN OPERATORE ECONOMICO FINALIZZATA ALLA CESSIONE DI UNA PARTECIPAZIONE AZIONARIA DI MAGGIORANZA NEL CAPITALE SOCIALE DELLA SOCIETÀ S.A.C. AEROPORTO CATANIA S.P.A.”
La procedura è complessa.
Non è indicato un valore di base d’asta al rialzo perché non c’è un’alcuna valutazione interna del proprio valore da parte di SAC. Leggiamo solo che i soci, tutti pubblici, detengono in quote diverse 31.344 azioni del valore nominale di 1.000 euro ciascuna pari al capitale sociale di 31.334.000 euro, interamente versato. L’Invito dice pure che l’Operatore Economico-Finanziario (il privato) che partecipa deve proporre l’acquisto di almeno il 51% delle azioni. O anche più del 51% se vuole. La procedura si svolge in tre fasi. La prima fase è un sollecito alle manifestazioni di interesse e alla verifica dei requisiti di partecipazione.
La seconda fase prevede l’invio di SAC della Lettera di Processo ai concorrenti per i quali è stato verificato il possesso dei requisiti richiesti e si conclude con la presentazione di una prima offerta preliminare e del Piano Industriale da parte dei concorrenti.
La terza fase consiste nella presentazione delle Offerte Vincolanti da parte dei concorrenti che hanno presentato le offerte migliori nella Fase 2. L’aggiudicatario privato gestisce la SAC in autonomia imprenditoriale, con l’assunzione dei rischi imprenditoriali a suo carico, in quanto socio di maggioranza.
Per l’aspetto economico-finanziario, i privati che intendono partecipare alla gara devono aver realizzato un fatturato globale medio annuo, maturato nei migliori 3 anni degli ultimi 5 esercizi precedenti, almeno pari a Euro 150.000.000,00 (centocinquanta milioni) e aver chiuso l’ultimo esercizio sociale con un patrimonio netto non inferiore ad Euro 300.000.000,00 (trecento milioni). Inoltre, per il requisito tecnico, aver maturato, per almeno 5 anni nel corso degli ultimi 10 anni, una “specifica esperienza nel settore della gestione aeroportuale”. Cioè, “aver gestito in tale periodo uno o più aeroporti che, singolarmente o cumulativamente, abbiano avuto un WLU medio equivalente ad un numero di passeggeri pari o superiore a 10 milioni”. Chi partecipa deve aver realizzato tramite la gestione di uno o più aeroporti, singolarmente o cumulativamente, un fatturato specifico aviation medio annuo superiore a Euro 100.000.000,00 (cento milioni). Il punto tecnico non sembra essere espresso bene.
Secondo le definizioni tecniche di ENAC, una WLU corrisponde a 1 passeggero oppure a 100 kg di merci/posta. Viene utilizzata per calcolare il traffico commerciale totale (linea, charter e aerotaxi) mettendo assieme passeggeri e merci. Il volume complessivo lavorato dall’aeroporto. L’invito di SAC parla di WLU ma poi si riferisce solo al dato di 10 milioni di passeggeri. E le merci che l’aeroporto subentrante lavora non vengono calcolate? Mah! Inoltre il fatturato di per sé non indica la bontà di una gestione. Nonostante il volume, può generare utili bassi o addirittura perdite d’esercizio, in relazione ai costi che ogni struttura sopporta. Meglio sarebbe stato riferirsi all’EBITDA di bilancio. L’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation, and Amortization) misura la redditività operativa di un’azienda escludendo interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti. Indica la capacità di generare ricchezza tramite la gestione caratteristica, al lordo delle componenti finanziarie e fiscali. Inequivocabilmente è la capacità del management alla riuscita di una buona ed efficace gestione. Occhio a questa precisazione contenuta nell’Invito. Prima dell’avvio della fase 3, SAC S.p.A. valuta l’eventuale previsione di un aumento del capitale sociale riservato all’aggiudicatario in aggiunta alla vendita delle azioni, a seconda delle necessità finanziarie risultanti dal piano industriale presentato dallo stesso acquirente. Vuol dire che se un’azione vale 1.000 euro, essa viene pagata molto di più per aggiudicarsela. Si chiama sovraprezzo. Ma dove va a finire il sovraprezzo pagato? Indubbio che il valore nominale va al pubblico che vende. Il sovraprezzo in genere viene diviso fra il pubblico che vende e il privato che, acquistando, trova questo capitale nell’aumento di capitale riservato. Tanto più alta è la percentuale di sovraprezzo che, preventivamente, viene riportata nella stessa società, tanto maggiore è l’incentivo a offrire somme più alte, perché una parte si ritrova per essere impiegata in successivi investimenti. SAC ha scelto la via della singola trattativa in base ai singoli investimenti che ogni privato propone. Legittimo. Ma meno incentivante.
A questa prima fase ne segue un’altra, la seconda, in cui i privati partecipanti presentano offerte strutturate sugli aspetti tecnici ed economici di SAC anche attraverso la predisposizione di un proprio piano di sviluppo industriale. Sono ammessi alla fase 3 esclusivamente i cinque migliori concorrenti che hanno prodotto le offerte recanti il prezzo di acquisto più elevato. Alla fine di questo lungo processo di selezione, il privato che complessivamente ha ottenuto la migliore valutazione sul proprio piano industriale di sviluppo e presentato la migliore offerta vincolante si aggiudica la gara. SAC S.p.A. gestisce due aeroporti: Catania Vincenzo Bellini e Comiso Pio La Torre. Aggiudicarsi SAC vuol dire gestire i due aeroporti. Per il territorio Ibleo e la sua capacità imprenditoriale è un treno che sta passando. Bisogna scegliere se vederlo passare o se salirci a bordo. Vederlo passare non costa niente. Salirci a bordo comporta pagare per sfruttare l’opportunità.
Giombattista Scapellato













