Michele Mililli, responsabile coordinamento lavoratori agricoli Usb Ragusa, durante il volantinaggio

Il decreto Rilancio, nella parte che riguarda le regolarizzazioni degli irregolari, scontenta tutti: chi è contrario e chi è a favore. In questi giorni è passato il messaggio che con il nuovo decreto si risolve il problema del lavoro nero o del caporalato, ma questo è vero solo in parte e solo per un numero limitato di lavoratori. Ne abbiamo parlato in questo articolo pubblicato pochi giorni prima dell’approvazione del decreto.

Anche l’USB (unione sindacale di base) è contro le misure della ministra Teresa Bellanova, tanto da indire, per domani 21 maggio, uno sciopero della terra. Di seguito il comunicato del sindacato:

«Dopo il nuovo decreto del governo l’Unione Sindacale di Base (U.S.B.) coordinamento lavoro agricolo, proclama lo sciopero della terra per il 21 maggio: nelle campagne marciscono i diritti, non le verdure!!




In un contesto di pandemia come quello che stiamo vivendo bisogna tutelare la vita degli esseri umani, cosa che il governo con il suo decreto sulla regolarizzazione non sta facendo.

Il governo ha deciso di occuparsi delle braccia e non della salute delle persone, della verdura che rischia di rimanere nei campi e non dei diritti delle persone e dei lavoratori.

I lavoratori rimarranno invisibili!

Noi invece chiedevamo, anche per tutelare i lavoratori dal Covid 19, il rilascio del permesso di soggiorno per tutti! Un permesso di soggiorno convertibile per attività lavorativa e che permetta a tutti di iscriversi all’anagrafe e di avere un medico di base.

Ma il governo ha deciso di non accogliere queste richieste.

Per queste ragioni U.S.B. Lavoro Agricolo proclama per il 21 maggio lo sciopero di tutti i lavoratori braccianti, uno sciopero che interesserà anche i consumatori.




Chiediamo la regolarizzazione di tutti i migranti!

Chiediamo un permesso di soggiorno convertibile in permesso per lavoro

Chiediamo che i lavoratori vengano pagati come prevede il contratto nazionale

Chiediamo che i lavoratori possano vivere nelle case, non nei ghetti

Chiediamo più diritti per tutti»

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