da La Sicilia del 18 aprile

di Carmelo Riccotti La Rocca

Antonino Pirrè (Confagricoltura): notizie false, non esiste alcuna azienda che paga in questo modo

Non sono passate inosservate le dichiarazioni rese alla trasmissione radiofonica “Sportello Italia”di Rai Radio1 dalla presidente dell’associazione nazionale Donne Romene in Italia (ADRI) Silvia Dumitrache la quale ha dichiarato che nelle campagne del ragusano ci sono lavoratori stranieri che arrivano a percepire anche 3 euro al giorno. Un’ affermazione che ha fatto saltare dalla sedia Antonino Pirrè, presidente provinciale di Confagricoltura, che accusa Silvia Dumitrache di aver gettato gratuitamente fango sulle aziende agricole iblee con notizie false. “Attacchi simili alla reputazione delle nostre imprese agricole – dichiara il presidente di Confagricoltura Ragusa- sono inaccettabili, a maggior ragione se sferrati senza alcun dato certo, concreto e verificato, ma facendo riferimento a video e inchieste giornalistiche vecchie di anni. Mi sento, anzi, di poter affermare con assoluta certezza che in provincia di Ragusa non esiste alcuna azienda che paga i lavoratori con queste cifre balorde e da schiavisti. Non si possono lanciare accuse così pesanti e così a cuor leggero, perché sono dannose e ingiuste”

Silvia Dumitrache (ADRI): tra quello che prendono e i soldi che vengono decurtati i miei conti tornano

“Mi rendo conto- replica la presidente di ADRI-  che la mia affermazione avrebbe meritato di essere spiegata in maniera più approfondita e articolata, cosa non semplice in un programma radiofonico di pochi minuti. Nella fascia trasformata del ragusano ci sono migliaia di lavoratori stranieri sfruttati che percepiscono dalle 20 alle 30 euro al giorno. Da questi soldi vengono decurtati quelli per l’affitto della casa (che a chiamarla così ci vuole coraggio) e per il trasporto (per l’accompagnamento sul posto di lavoro, per fare la spesa etc). Se si fanno bene i conti, quindi, si può capire che a questi lavoratori rimangono in tasca pochi spiccioli. È vero anche che ogni lavoratore (che sia italiano o straniero) ha delle spese mensili da affrontare, ma qui parliamo di persone costrette a vivere in magazzini a cifre esorbitanti e se si ribellano perdono il lavoro. Questo non lo dico io, ma vi sono decine di inchieste giornalistiche, report e operazioni di Polizia che lo testimoniano. Non è mia intenzione generalizzare o gettare fango su una provincia che vanta aziende eccellenti e che ho già avuto modo di visitare, ma il mio intento è quello di mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che purtroppo è presente e radicato in tutta Italia”.




Michele Mililli (USB): Pirrè venga a fare un giro con noi nelle campagne

Tra i due litiganti entra in gioco anche il sindacato Usb che, pur parlando di cifre più alte rispetto a quelle prospettate da Dumitrache, stigmatizza le parole di Pirrè accusando di negare una realtà evidente. “Stupiscono le parole di Confagricoltura sulla situazione lavorativa nelle nostre campagne- afferma Michele Mililli, referente del coordinamento lavoratori agricoli Usb- capiamo che per Confagricoltura la difesa della propria categoria viene prima di tutto, ma non si possono negare in questo modo i fatti. Pirrè vuole forse negare che migliaia di lavoratori della fascia vengono pagati dalle 25 alle 35 euro? Vuole negare che i datori di lavoro versano un terzo delle giornate effettivamente lavorate? Vuole negare che centinaia di lavoratori con donne e bambini al seguito vivono in condizioni abitative indegne all’interno delle aziende? Vuole negare che centinaia di bambini vivono nella fascia trasformata senza poter andare a scuola e avere la possibilità di accedere al sistema sanitario? Sfidiamo il presidente di Confagricoltura a fare un giro con noi nella fascia trasformata e andare a verificare se quello che sosteniamo sia frutto della nostra fantasia o corrisponde al vero”