La Sicilia del 25 marzo

di Carmelo Riccotti La Rocca

 

Con l’emergenza in corso, il fenomeno del randagismo si sta diffondendo a macchia d’olio, per non parlare della drammatica situazione che stanno vivendo i canili. Nessuno si può recare nelle strutture per adottare cani, non si può disporre del supporto dei volontari e le tratte da sud a nord per i trasferimenti degli animali sono bloccate. Chi paga tutto questo? Ovviamente le strutture che si trovano a gestire questa situazione senza l’apporto di volontari e delle istituzioni, impegnate in toto sul fronte dell’emergenza, ma soprattutto gli animali.  Tanti continuano ad abbandonare i cani convinti che siano portatori del virus.

A raccontare l’emergenza dei canili e del randagismo è Maria Luisa Colossi, istruttrice cinofila presso il canile «Maia» di Chiaramonte Gulfi, che rappresenta una situazione critica affrontata da chi ogni giorno continua a lavorare per amore degli animali pur senza ricevere stipendio da mesi per via della mancata erogazione dei pagamenti da parte dei Comuni. “Attualmente al canile Maia, così come nelle altre strutture di accoglienza della Nazione – commenta- siamo stati costretti, a seguito dei decreti del Governo, ad interdire le attività di volontariato, le quali normalmente permettono a noi operatori di canile di poter svolgere i compiti più impegnativi, delegando ai volontari stessi parte delle mansioni di base quali la somministrazione di cibo e le attività ricreative per i cani ospiti della struttura. Ora è venuto necessariamente a mancare il supporto di queste importanti risorse, aggiungendo altro peso ed altri oneri su noi operatori già oberati dal lavoro ordinario.




gli animali non trasmettono il virus

Risulta poi doveroso porre l’accento sui numerosi abbandoni di cani che si stanno verificando in queste settimane. Tutti gli studi fino ad ora svolti in ambito veterinario ed epidemiologico hanno dimostrato che gli animali domestici quali cani, gatti, roditori ecc. non possono trasmettere questo nuovo coronavirus e quindi non possono essere considerati potenziali veicoli dell’infezione. Il già deprecabile gesto dell’abbandono di animali, reato perseguibile penalmente dalla legge, che spesso nella malafede e nella cattiveria umana viene visto come un semplice scarico di responsabilità sulle spalle della collettività, in questa precisa fase di crisi e difficoltà risulta ancor più insensato e vigliacco, in quanto i Comuni, e di conseguenza anche le associazioni, si trovano letteralmente con le mani legate viste le restrizioni dei servizi conseguenti ai Dpcm emanati nelle ultime settimane”.

Abbandonare i cani adesso significa mandarli incontro a morte certa

Maria Luisa Colossi lancia poi un appello a tutti i cittadini: “Devono essere coscienti del fatto che, ora più che mai, i cani ed i gatti abbandonati non possono essere materialmente soccorsi e recuperati, se non gravemente feriti o incidentati. Mi preme ricordare- conclude l’istruttrice cinofila- che i canili ed i rifugi svolgono servizi essenziali e indifferibili, in quanto gli animali ospitati devono essere alimentati e curati in ogni giorno dell’anno e noi che lavoriamo nelle strutture e sul territorio, a qualsiasi titolo, siamo esposti al rischio di contagio come qualsiasi altro lavoratore che si trovi a dover continuare la propria attività anche in questo difficile periodo di emergenza sanitaria. Inoltre, noi operatori del Canile Maia, stiamo continuando a garantire il servizio di cura e tutela dei cani ospitati e degli interventi sul territorio nonostante non stiamo ricevendo lo stipendio da mesi, a causa del ritardo dei pagamenti da parte dei Comuni con i quali collaboriamo che si protrae ormai da anni, da ben prima che sopraggiungesse l’attuale situazione sanitaria ed economica, ma andiamo avanti con impegno e non pochi sacrifici solo ed esclusivamente per il bene dei cani dei quali ci è stata affidata la cura”.