Vittoria – Omicidio Dezio. La moglie di Gaetano Pepi scrive al PM

PEPI Gaetano cl. 46Rosa Camilleri, la moglie di Gaetano Pepi, l’unico reo confesso del delitto di Giuseppe Dezio, lo scorso 2 febbraio a Vittoria è andata ieri mattina in procura e ha consegnato una lettera alla magistrata, Valentina Botti, titolare del fascicolo. Una missiva che è anche in nostro possesso per volontà della famiglia Pepi fatta pervenire dal legale, Giuseppe Lipera.

La signora Camilleri si è rivolta alla pm con toni rispettosi e sinceri, parole di una moglie e di una mamma addolorata per il destino dei suoi congiunti: quello che lei definisce una <<“disgrazia” cadutaci improvvisamente ed ingiustamente addosso senza che mai potevamo immaginarlo>>.

Rosa Camilleri crede nell’innocenza dei figli, parla anche a nome delle nuore e fa riferimento anche ai piccoli nipoti che sono rimasti senza papà, ed è anche per tale ragione che il legale, Giuseppe Lipera, ha chiesto una misura cautelare alternativa alla detenzione. Gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico cosìcchè i piccoli possano crescere accanto ad una figura paterna e senza traumi.

<<Carissima Dott. Botti – si legge – se Le sto scrivendo questa lettera è per farLe capire che persone siamo noi: una famiglia unità, cresciuta nei valori e nel rispetto reciproco, dal padre ai figli e nipoti>>. La signora ha scritto del marito Gaetano: “un uomo rimasto orfano di madre a soli 7 anni che ha conosciuto il lavoro e sacrificio sin da piccolo, che ha sempre faticato per ottenere quel che ha. Dal cuore umile e generoso”. E dei tre figli, che lei chiama i suoi <<tre tesori: grandi e onesti lavoratori. Le nostre vite adesso sono state travolte da una “tragedia” e preghiamo DIO ed anche Lei che tutto ciò finisca al più presto>>.

Ha parlato anche di suo figlio Antonello, il più grande, quello che ha paura solo notando una goccia di sangue e che quella  mattina, secondo quanto descritto nella relazione dall’avvocato, ha assistito inerme all’aggressione di Dezio armato di coltello contro il fratello Alessandro, preso di spalle e ferito. Mentre il padre, Gaetano, per difendere il figlio che era disarmato, ha ferito mortalmente la vittima, con un coltello che già aveva in mano perché stava cucinando. Antonello: <<un ragazzo serio, lo ha descritto la madre, un lavoratore: La famiglia sempre al primo posto, con una moglie e due bambini. Alessandro un ragazzo solare, allegro, sempre con il sorriso sulle labbra, sempre pronto ad aiutare il prossimo. Anche lui con due splendidi bambini di cui una lasciata a soli due anni e che non sta potendo vederla crescere; per questo né sta soffrendo disperatamente, tant’è che sta notevolmente dimagrendo. Ed infine il più piccolo, Marco, un ragazzo pieno di vita, brillante e amato da tutti; un ragazzo serio fidanzato da nove anni>>. Lui secondo le intercettazioni non era nel camion con i due fratelli il giorno del delitto: perché dalle analisi dei telefoni è emerso che il più grande ha chiamato al cellulare il più piccolo pochi minuti prima dell’aggressione sfociata in omicidio. “Quindi se parlavano al telefono non poteva essere nel camion con Alessandro e Antonello”, secondo la ricostruzione della difesa. Rosa Camilleri chiude la lettera con una supplica: liberate i miei tre tesori.

La procura sta continuando le indagini sul caso Dezio ma fino ad adesso si è espressa sfavorevolmente alla richiesta di scarcerazione dei quattro o di applicazione di una misura cautelare meno afflittiva, sebbene per l’avvocato Lipera non sussistano le condizioni per la restrizione in carcere: nessun pericolo di fuga, nessun rischio di reiterazione del reato né di inquinamento delle prove, già tutte cristallizzate.

Viviana Sammito

 

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