RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

i conti non tornano campagnaLa domanda che ci poniamo da anni è sempre la stessa: quale futuro per la nostra economia?

Siamo nell’estremo sud d’Italia, una porzione del territorio che fino a qualche anno fa avremmo descritto come a vocazione quasi esclusivamente agricola. Ad un certo punto tutto si è fermato. Grandi aziende hanno chiuso.

Il grande e libero mercato europeo ci ha messo ai margini del commercio. La stessa Europa che in questi anni ci ha dato speranze economiche per la crescita e l’innovazione, la stessa Europa che adesso stanzia dei fondi per la nostra regione il cui accesso diventa sempre più complicato e farraginoso e ci pone in una discriminante competizione con altri territori siciliani.

Siamo di fronte ad un enorme paradosso in termini.

Le somme assegnate, nell’ambito della programmazione delle risorse FEASR, per il periodo 2014/2020, alla Regione Siciliana sono di 2.212.747.000 di euro con un incremento di oltre 27 milioni rispetto alla dotazione del PSR Sicilia 2007/2013, e costituiscono la maggiore dotazione finanziaria assegnata tra le regioni italiane a livello nazionale.

Per il periodo 2014/2020 sono stati individuati tre obiettivi strategici di lungo periodo (art. 4 Reg. 1305/2013):

  1. competitività del settore agricolo,
  2. gestione sostenibile delle risorse naturali,
  3. sviluppo equilibrato dei territori rurali.

La nuova programmazione è basata su sei “priorità d’intervento”. Nell’ambito della programmazione 2014/2020, lo Sviluppo rurale dovrà quindi stimolare la competitività del settore agricolo, garantire la gestione sostenibile delle risorse naturali e l’azione per il clima, realizzare uno sviluppo territoriale equilibrato delle economie e comunità rurali, compresi la creazione e il mantenimento di posti di lavoro attraverso le seguenti sei priorità (art. 5 Reg. 1305/2013):

  1. Promuovere il trasferimento della conoscenza e l’innovazione nel settore agricolo e forestale nelle zone rurali;
  2. Potenziare la redditività delle aziende agricole e la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme, promuovere tecniche innovative per le aziende agricole e la gestione sostenibile delle foreste;
  3. Promuovere l’organizzazione della filiera alimentare, compresa la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, il benessere animale e la gestione dei rischi nel settore agricolo;
  4. Preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura;
  5. Incentivare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale;
  6. Adoperarsi per l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

Progetti entusiasmanti scritti sulla carta. Pochi le possibilità di esiti positivi  dunque un ritorno economico sul territorio.

Ci preme dare rilevanza a quanto sollevato dall’Ordine degli  Agronomi di Ragusa sulla disparità nei punteggi del PSR Sicilia Mis. 6. Start Scicli esprime la propria preoccupazione sul modo con cui il Comitato di Sorveglianza ha approvato i criteri di selezione della Mis. 6.

Tale preoccupazione si basa principalmente sul parametro della territorialità dell’impresa. Nello specifico, è stata stilata una classificazione dei comuni per tipologia di area:

  • AREA A: Aree Urbane;
  • AREA B: Aree Rurali ad agricoltura intensiva (Acate, Comiso, Vittoria);
  • AREA C: Aree Rurali intermedie (Scicli, Pozzallo, Ispica, Modica);
  • AREA D: Aree Rurali con problemi di sviluppo (Giardini Naxos, Letojanni, Licata, Palma di Montechiaro, Scordia).

L’importanza della diversa classificazione permette al soggetto che parteciperà ai bandi di ottenere un punteggio più alto se collocato nell’AREA D, stimando differenze con l’AREA C, per alcune sottomisure, anche di 12 punti a zero.

Chiediamo con forza che siano presi in esame nuovamente i criteri di attribuzione dei punteggi, soprattutto perché la nuova Mis. 6 sostiene l’avviamento di nuove imprese condotte da giovani agricoltori e la creazione e lo sviluppo di imprese extra-agricole al fine di accrescere la competitività del tessuto produttivo agricolo regionale, migliorando le prestazioni e la sostenibilità globali dell’azienda agricola, e favorire lo sviluppo del tessuto economico delle zone rurali (Art. 19 del Regolamento (UE) n. 1305/2013).

Per noi risulta di assoluta importanza non precludere la possibilità per molti giovani, che per varie ragioni vorranno insediarsi nel mondo agricolo, per contribuire al rafforzamento competitivo delle aziende, per sostenere il ricambio generazionale, per supportare la diversificazione dell’economia agricola, per sostenere iniziative di startup extra agricole in ambito rurale, per investimenti funzionali all’avvio di attività di turismo rurale, produzione di servizi turistici, punti vendita, ed altro al fine di valorizzare le specificità culturali e enogastronomiche connesse alle produzioni agricole e alimentari di qualità. Tutto ciò con il fine di promuovere la crescita economica e sociale del territorio, valorizzando e tutelando il patrimonio storico, antropologico e culturale, per tutte queste ragioni non condividiamo che ci sia un divario eccessivo nell’attribuzione dei punteggi solamente per motivi territoriali.

Visto che tra le priorità d’intervento, già elencate in precedenza, del PSR Sicilia vi è l’attuazione di una politica di coesione/inclusione, che riteniamo sia molto più di un semplice contributo finanziario alla crescita e all’occupazione. Il suo valore aggiunto va ben oltre, in quanto impegna gli amministratori locali e regionali e li coinvolge nel processo di elaborazione ed attuazione della politica. Ed è proprio questa struttura multilivello a portare conoscenza e, con essa, una maggiore efficienza. Pertanto, ritenendo corretta una classificazione dei territori in base alle loro caratteristiche economiche, sociali e morfologiche, chiediamo di rendere minime le differenze nell’assegnazione dei punteggi, muovendosi sul solco della crescita condivisa e inclusiva.

È sulla unicità del territorio che dobbiamo puntare e sulla condivisione di un progetto di crescita che non ci ponga in antagonismo con i nostri vicini più prossimi, ma che ci faccia sviluppare idee e progetti che si fondano sull’unicum territoriale. In questo senso un importante strumento di progettazione e crescita può costituire il GAL Terra Barocca all’interno del quale ogni comune partecipante deve rappresentare uno degli anelli di congiunzione di una forte catena che racchiuda in se tutte le caratteristiche del territorio Ibleo. Solo se concepito così il GAL potrà assicurare un futuro di crescita altrimenti si ridurrà ad un mero strumento finanziario che porterà, per chi ne sarà capace, alla realizzazione di singolo progetti non correlati tra di loro. Nella speranza che ognuno di questi sia realizzato e che non ci si ritrovi come nel passato (vedi i patti territoriali) davanti a grandi cattedrali nel deserto famose per la loro incompiutezza e purtroppo anche inutilità!!!

START SCICLI