Si dice innocente l’indiano che ha tentato di rapire la bambina a Scoglitti. Il Governo invia Ispettori a Ragusa

di Viviana Sammito

Ram lubhaya cl. 73E’ durato circa un’ora e mezza l’interrogatorio dell’indiano di 43 anni eseguito dalla pm Giulia Bisello nella caserma dei carabinieri della compagnia di Vittoria. L’uomo si è detto innocente e di avere agito in stato d’ebbrezza.

Ha detto di non ricordare. Di non avere mai voluto rapire la bambina di 5 anni, adottata da una famiglia vittoriese. Ha detto di essere innocente. Sono i tre punti chiave dell’interrogatorio, durato circa un’ora e mezza, di Ram Lubhaya, 43 anni, nella caserma dei carabinieri della compagnia di Vittoria . Secondo quanto si apprende l’uomo avrebbe anche riferito di avere agito sotto l’effetto dell’alcol.

Ha risposto a tutte le domande della sostituta procuratrice, Giulia Bisello, titolare del fascicolo del tentato sequestro di persona e di sottrazione di minore sabato sera.  “ll mio assistito ha risposto a tutte le domande del pm, ha fornito la propria versione dei fatti e si è proclamato innocente”. Ha confermato il legale nominato d’ufficio Biagio Giudice. Subito dopo l’interrogatorio l’indiano è stato rimesso in libertà. Per la seconda volta.

Era ricercato da due giorni: i carabinieri avevano passato a setaccio tutte le zone che lo stesso frequenta. La pista degli indiani ha dato esito positivo: l’uomo è stato rintracciato, intorno alle 15,20 di sabato, in un casolare di Scoglitti, ospite di alcuni connazionali. Dove probabilmente sabato sera è ritornato come uomo libero. Martedì scorso, subito dopo il tentato rapimento, era stato un amico della famiglia a chiamare i carabinieri, allarmato per l’atteggiamento di Lubhaya che aveva preso in braccio la bambina per non più di 45 secondi, non allontanandosi oltre 10 metri. Una versione dei fatti confermata nella loro deposizione dai genitori adottivi della bimba.

Le indagini proseguono a carico dell’indiano che potrà essere giudicato con rito immediato. La convalida del fermo non è stata eseguita solo perché l’ipotesi di reato è tentativo di sequestro.

E intanto continua la sequela di commenti da parte del mondo politico su questo caso che ha fatto scalpore a livello nazionale.

E’ intervenuto anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha riferito di avere disposto l’invio degli ispettori per valutare il lavoro della magistratura iblea su questo caso.

Il caso dell’indiano rimesso in libertà ha mosso una serie di reazione dal web al mondo della politica. Perché se con quel tipo di contestazione, cioè tentato sequestro, non si può convalidare il fermo c’è anche l’ allarme sociale sull’ipotesi di reiterazione del reato da parte dell’indiano. Libero può continuare a colpire? Perché se la bambina di 5 anni è stata fortunata considerato che il papà ha agito tempestivamente, potrebbero non essere fortunate come lei altre persone. E’questo  il pensiero collettivo. E ci si chiede se veramente non c’erano le condizioni per chiedere una misura cautelare.

Il procuratore capo, Carmelo Petralia, difende l’operato della sostituta procuratrice rimanendo invece di stucco alle dichiarazione del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il quale ha riferito che invierà gli ispettori del Ministero per fare luce sul lavoro della magistratura iblea. “Rientra nei suoi poteri- ha aggiunto il procuratore capo –  ma avrei gradito una dichiarazione di solidarietà nei confronti di un magistrato che applica la legge e fatta segno di pesanti e volgari offese”.   Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha chiesto all’ispettorato del ministero di avviare gli accertamenti preliminari in merito al caso del cittadino indiano.

Indignazione è stata espressa dalla madre della piccola, in riferimento al vuoto legislativo sul tipo di reato contestato.  Lui si è fermato perché noi –sottolinea la madre – lo abbiamo fermato. Poiché è stato fermato dalle urla della gente, allora è come se non avesse mai commesso nulla. Il mondo politico è sceso anche in campo: Roberto Calderoli, della lega Nord, ha rincarato la dose accusando il giudice: “in questo modo ha vanificato il lavoro difficile e pericoloso delle forze dell’ordine che lo avevano catturato. Si usa la carcerazione preventiva anche solo sulla base di qualche intercettazione e poi di fronte a un fatto accaduto sotto gli occhi di tutti non si agisce”.

Insicurezza e rabbia sono gli stati d’animo espressi dalla gente. La speranza è che si continui a tenere alta l’attenzione su questo caso.

 

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