Ci sono seri rischi di disservizi nella sanità in vista dello sciopero degli infermieri di questo venerdì, 23 febbraio. Il Nursind di Ragusa, guidato da Claudio Trovato, spiega infatti che “si è disapplicato totalmente l’accordo sindacale aziendale per la determinazione dei contingenti di personale per il funzionamento dei servizi pubblici essenziali in caso di sciopero. In alcuni settori per mano e mente dei direttori di Unità operativa è mancata l’informazione al personale che vuole partecipare allo sciopero e alla protesta proclamata a livello nazionale dal Nursind.  Il tutto ledendo la dignità degli operatori nel diritto alla sciopero sancito dalla costituzione”.

Trovato spiega quindi che “gli infermieri ragusani hanno risposto alla proclamazione dello sciopero con massimo rispetto per le norme e con modi del tutto civili e democratici, ma hanno trovato inefficienze ed incapacità gestionale da parte del personale dirigenziale dell’Asp”.

La segreteria provinciale del Nursind Ragusa ha così scritto al prefetto di Ragusa, all’assessorato regionale alla Sanità e alla Commissione di garanzia di Roma in merito allo sciopero proclamato dall’organizzazione sindacale a livello nazionale, segnalando proprio la mancata applicazione della normativa sui servizi pubblici essenziali.

“L’ azienda – spiega Trovato – deve favorire la più ampia informazione, invece ci sono stati dirigenti che non hanno comunicato nulla ai loro preposti. Deve poi comunicare col personale se è loro intenzione partecipare allo sciopero, il tutto nella massima trasparenza. Nulla di tutto ciò è stato fatto per cui il sindacato ha allertato gli organi sopra menzionati a tutela del diritto del lavoratore che può partecipare allo sciopera con una adesione dettata anche 24 ore prima dello sciopero, con una probabile interruzione dei servizi pubblici essenziali”.




Quindi il Nursind ricorda che “la causa dello sciopero è da ricercare nelle poche economie che il governo ha stanziato per il rinnovo del contratto del comparto sanità e in special modo per alcune normative sull’orario di lavoro e sulla dignità dei lavoratori che non possono accettare dopo quasi dieci anni di blocchi contrattuali questi pochi spiccioli stanziati”.