da La Sicilia

di Carmelo Riccotti La Rocca

Quello che ha lasciato Angelo a familiari ed amici è un vuoto enorme. Non ci possono essere parole adatte per colmare quel senso di vuoto col quale piano piano si abitueranno a convivere solo grazie alla forza del ricordo che rimarrà indelebile nel cuore e nelle menti di chi ha conosciuto Angelo e con lui ha condiviso un pezzo di vita. Quello che al momento si può fare è dare a chi sta vivendo un lutto così drammatico una parola di conforto; questo è ciò che ha provato a fare Don Davide Lutri durante la santa messa celebrata nel pomeriggio di ieri nello spiazzale esterno della Chiesa del Santissimo Salvatore di Iungi.

“Siamo tutti coinvolti in un dolore che non ha parole – ha detto il sacerdote-un dolore che nessuno si sarebbe aspettato.

La vita è un vaso di creta, basta un attimo perché cada a terra e si frantumi in mille pezzi, questo ci deve fare comprendere che la vita è un dono”.

Don Devide Lutri si è rivolto soprattutto ai tantissimi giovani presenti perché da un momento così drammatico possano rafforzare l’amore e il rispetto per la vita. “Basta un attimo di distrazione e tutto può cambiare, oggi siete tutti qui per Angelo, l’amicizia fa da collante ed è un valore che vi legherà per sempre a lui”.




Tante le lacrime, gli abbracci come a volersi dare forza l’un l’altro, diverse le persone che non hanno resistito e affrante dal dolore si sono accasciate a terra colpite da malore. La bara di Angelo Carbone è arrivata in Chiesa accompagnata da una marcia funebre suonata dalla banda Ottavio Penna di Scicli, ad accoglierla tantissime persone che non hanno voluto mancare per l’ultimo viaggio del 21enne. La messa, come detto, è stata tenuta all’esterno per dare la possibilità a tutti di potervi assistere, ciò anche grazie alla collaborazione del corpo di Polizia Municipale che ha gestito l’afflusso di persone e il traffico veicolare. Al termine della celebrazione della messa, Angelo è stato salutato prima con le note di Eminem, poi di fronte al campetto di calcetto, sport che amava e praticava, da un lancio di palloncini bianchi e azzurri, dal rombo dei motori, la sua passione, e dall’inno al Busacca, la musica del Gioia, con la bara alzata sulle braccia e fatta ruotare tra gli applausi e i pianti strazianti.

Ad attenderlo, poi, uno striscione con la scritta in rosso e in nero: “R.i.p Angelo, sarai sempre nei nostri cuori!!”, accompagnata da tre numeri 8, il suo numero, perché nato l’8/8/98. Sono ancora tante le incertezze sulla terribile morte del giovane deceduto il 9 maggio scorso dopo essere stato tranciato dalla fresa di un trattore che stava arando il terreno in contrada Papazza, nella strada che collega il centro cittadino di Scicli alla frazione di cava D’Aliga. Anche se dai primi racconti tutto lascia pensare ad un incidente, la Procura della Repubblica di Ragusa ha aperto un fascicolo per chiarire ogni aspetto di questa terribile vicenda e fare in modo che, se vi siano state delle responsabilità, chi ha sbagliato paghi. Fondamentale, in tal senso, sarà l’esito dell’autopsia eseguita sul cadavere lunedì scorso a Catania dove la salma era rimasta in seguito al decesso avvenuto alle 18:40 nel pronto soccorso del Trauma Center del Cannizzaro dove Angelo era stato trasportato d’urgenza in elisoccorso. Il decesso è stato causato da una emorragia interna e a nulla sono valse le trasfusioni non appena il 21enne è arrivato in Ospedale.




Al momento il conducente del trattore, poco più che ventenne e  amico di Angelo Carbone, non risulta iscritto nel registro degli indagati, ma gli inquirenti stanno continuando a raccogliere prove e indizi grazie al lavoro svolto sul campo dai carabinieri della Tenenza di Scicli su coordinazione del Capitano della Compagnia di Modica Francesco Ferrante. Agli atti è stato acquisito un video girato da un telefonino una mezzoretta prima dell’incidente. Cosa ci sia in quelle immagini che abbia potuto attirare l’attenzione degli inquirenti non è stato reso ancora noto, ma presto, probabilmente, sarà fatta piena luce.

La partecipazione di Angelo nel corto contro il bullismo e il ricordo di Giusi Carbone

Angelo era un guerriero, come lo ha definito il fratello minore, un punto di riferimento. Appariva come un duro, ma poi era pronto a sposare anche cause sociali e divertirsi con i coetanei anche se, diversamente da altri, aveva deciso di lasciare la scuola per lavorare. Angelo Carbone, ad esempio, ha partecipato ad un cortometraggio contro il bullismo. Quei momenti oggi li ricorda con affetto ed emozione Giusi Carbone, ideatrice del progetto, la quale racconta come sia nata l’adesione di Angelo al corto intitolato è lui il debole. “Quando ho proposto il lavoro, lui ha alzato la mano e ha detto: io voglio fare il bullo. Voleva apparire un duro, ma era un bravo ragazzo”