di seguito la lettera scritta da Margaret Migliore (compagna del giornalista Carmelo Riccotti La Rocca) dopo le minacce subite mercoledi scorso




“Metti una sera, dopo ore di lavoro torni a casa e non vedi l’ora di abbracciare tuo figlio.

Metti che qualcun’altro quello stesso giorno veda crollare psicologicamente l’unica persona a cui tiene in questa vita e metti che per uno strano caso del destino queste due persone si incontrano “vittime entrambe” per proteggere gli amori più cari.

Quello che è successo mercoledi sera è stato verbalizzato e scritto, forse si è scritto troppo, forse si è scritto poco, forse si dovevano aggiustare le parole, una cosa è certa chi doveva proteggere non ha protetto e chi doveva tutelare non ha tutelato.

E ne avrei cose da raccontare, da chi mi dice che non si può allontanare una persona che impreca davanti casa tua perchè è sulla pubblica via e può fare quello che vuole.

In quanto a te Francesco, non ti conosco ma voglio parlarti da madre.

In 3 ore ore ho visto in te la rabbia e il dolore di una vita provata fin da piccolo degli affetti più cari.

Mi hai fatto paura, perchè una persona arrabbiata può dire e fare cose che sfuggono al proprio controllo.

Col passare delle ore ho ascoltato le tue parole con un atteggiamento diverso, ho cercato il tuo sguardo ed ho visto una persona distrutta, delusa dalla vita, che minacciava di picchiare ma in realtà due sberle le chiedeva, per svegliarsi da quell’ ennesimo giorno sbagliato che la vita gli aveva riservato.

Non ho nulla da perdere, ho perso mio padre e ora mi resta solo mia madre e per lei 14 anni di carcere me li faccio”.

Questo è quello che la penna (dietro cui tu pensi ci si possa nascondere) non scriverà di quella sera, e allora te lo scrivo io, e ti scrivo anche che come madre ti perdono, come persona però condanno il tuo comportamento in ogni modo sbagliato!

Se con la penna pensi di essere stato offeso, con la penna dovevi farti valere, non con la violenza, la violenza genera sempre altra violenza sia essa fisica o verbale.

Tengo a dire che io ho sempre e solo difeso “mio figlio”e non Saviano come lo hai definito tu, forte di una scorta composta dalla compagna, il suocero settantenne e il figlio di 5 anni che sicuramente avrebbe fatto la differenza sparando le sue bolle di sapone in un eventuale conflitto a mano.

Non lo difenderò perchè ci sono sedi e persone che giudicheranno il suo e il tuo operato.

Vero è che quando ti ho visto arrivare ha detto; “meglio che mi chiuda dentro e gli risparmi le conseguenze di quello che potrebbe fare”, e già qui, permettimi, poco poco più signore di te lo è stato.

Io non chiedo né pretendo scuse per me, ma per mio figlio si che LE PRETENDO, LE PRETENDO DALLE ISTITUZIONI E DAI PRIVATI, perchè non esiste nè in cielo né in terra che un bambino non possa rientrare a casa per paura che qualcuno possa passare la notte sotto il suo balcone a urlare e minacciare di picchiare suo padre.

Come madre e da figlia capisco il tuo dolore e ti perdono pur condannando il tuo gesto in ogni sua forma, l’unica persona che non perdono è tua madre, perchè come madre non ha saputo proteggere suo figlio e come Comandante della Polizia Municipale non ha saputo difendere il mio”.




Margaret Migliore