di Carmelo Riccotti La Rocca




Per accedere ai finanziamenti del Ministero per lo sviluppo economico  l’Acif srl di Scicli ha reso una dichiarazione non vera, che contrasta con i pareri rilasciati dall’Ufficio Tecnico Comunale. Nonostante il rigetto della nostra richiesta di accesso agli atti da parte del Ministero, siamo ugualmente venuti in possesso della documentazione presentata dalla ditta sciclitana che ha proposto il progetto di ampliamento di una piattaforma per il trattamento di rifiuti pericolosi (e non pericolosi) da 200 mila tonnellate in contrada Cuturi, un’area rurale totalmente priva di servizi di ogni tipo, sita a poco più di un chilometro e mezzo dal centro urbano di Scicli. Pertanto, ciò che prima era solo ipotizzabile adesso è divenuto certezza. Infatti, nella dichiarazione sostitutiva presentata dall’azienda, al punto F, si legge che la ditta è in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia ed urbanistica, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente. Invece, come abbiamo avuto modo di ribadire già in diverse occasioni, l’Ufficio Tecnico del Comune di Scicli aveva per ben due volte dato parere negativo al progetto (“parere di non conformità urbanistica”) perché le lavorazioni previste non erano compatibili con le norme del Piano regolatore in zona agricola. D’altra parte, se l’impianto fosse stato conforme al PRG, non sarebbe stata necessaria l’approvazione dell’AIA “in variante al PRG”!

 Riguardo agli aspetti relativa alla “normativa edilizia” il recente verbale del Genio Civile di Ragusa attesta che vi sono gravi irregolarità, risalenti al 2009, dunque in atto alla data del sopralluogo, ma esistenti da ben prima che la domanda fosse inoltrata.

 Più volte abbiamo anche detto che appare quantomeno anomalo che il MISE abbia approvato il finanziamento per un progetto prima ancora che la regione siciliana lo autorizzasse con il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale e della valutazione di impatto ambientale, ma privo della obbligatoria Valutazione ambientale strategica (VAS)

 Il Ministero ha già dato all’azienda circa 1 milione e 200 mila euro in due tranche, di cui 373 mila a fondo perduto, mentre circa 800 mila a tasso agevolato da restituire in 14 rate. Di questi 800 mila l’Acif ha pagato solo una rata e per questo il MISE ha intimato la restituzione dell’intera somma in un’unica soluzione. L’Azienda si è opposta al Tar del Lazio motivando il mancato pagamento delle rate con l’impossibilità a lavorare a causa delle proteste che sin dall’autorizzazione hanno accompagnato la vicenda Acif con la sospensione, seppur temporanea, delle autorizzazioni.

 Ma adesso si apre un’altra questione: qualora il Ministero appurasse che la dichiarazione sostitutiva in materia di conformità urbanistica presentata dall’Acif è difforme dalle risultanze documentali, non dovrà obbligatoriamente richiedere anche la restituzione delle somme date a fondo perduto? Ci saranno sanzioni per l’azienda? Potrà essere mantenuta l’Autorizzazione Integrata Ambientale al suo ampliamento, peraltro già attaccata per via di numerose evidenti irregolarità al suo interno?