Il filosofo Giorgio Agamben è stato accolto in Municipio, nella stanza del sindaco, dal primo cittadino, Enzo Giannone, e dal suo vice, Caterina Riccotti.

Da sette anni Agamben è uno dei “nuovi sciclitani”.

Giorgio Agamben è sicuramente tra i pensatori italiani più influenti e conosciuti a livello internazionale anche se all’interno dei nostri confini nazionali rimane pressoché sconosciuto alle masse. Già nel 1985, Adriano Sofri dopo un’intervista, lo definì come «un tipo strano, figlio di un proprietario di sale cinematografiche a Roma, che da ragazzo andava al cinema anche due volte al giorno, che a 22 anni ha interpretato l’apostolo Filippo nel Vangelo secondo Matteo di Pasolini, che si è poi laureato in legge con una tesi su Simone Weil e successivamente convertito alla filosofia partecipando a due seminari di Heidegger in Provenza. Nel mentre ha sviluppato una passione e una riconosciuta competenza in campo filologico, e per di più scrive libri difficili da capire che pochi leggono».

Il suo pensiero si snoda lungo un percorso che spazia dall’estetica alla politica, dalla letteratura alla filosofia e i suoi scritti si mostrano capaci di illuminare, con mirabili ricostruzioni storico-filosofiche, numerosi dispositivi che riguardano i luoghi della nostra esistenza comunitaria.

Il professore è considerato dal “Time” una delle dieci intelligenze più importanti del mondo, autore di numerosi saggi, Agamben si è segnalato per l’estrema versatilità della sua capacità di ricerca. Con gli amministratori sciclitani si è confrontato sul futuro della città, fra identità e crescita turistica, felice che alla guida della città ci sia un suo collega studioso e docente di filosofia.

Agamben ha ribadito il suo amore per Scicli, dove continua ad avere casa, e dove torna più volte l’anno.