Ragusa – Sbarchi. Arrestato scafista: sarebbe il responsabile dell’ultimo sbarco con 18 persone disperse a mare

sbarchi ottobreArrestato lo scafista che avrebbe causato l’ultima tragedia del mare. Ecco la nota stampa lanciata dalla Polizia di Stato, Questura di Ragusa:

La Polizia a seguito di questo nuovo sbarco, ha raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico di:

KOUTOUBO Seydi, nato in Senegal il 01.01.1996.

Secondo i testimoni è lui che ha condotto l’imbarcazione partita dalle coste libiche. I responsabili del delitto previsto dall’art. 12 D.Lgs.vo 25.7.1998 nr. 286, concorrevano con altri soggetti presenti in Libia al fine di trarne ingiusto ed ingente profitto, compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante.

I migranti provenienti dal centro Africa sono stati ospitati presso l’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

MODALITA’ DI SOCCORSO IN MARE

Il giorno 12.10.2016 l’IMRCC informava la motonave MYP tramite telefono satellitare che vi era un gommone in difficoltà che ha richiesto assistenza. Non avendo competenza nella zona di mare oggetto della richiesta di soccorso si chiedeva a IMRCC Roma di chiedere permesso alla Guardia Costiera Libica di potere intervenire.  Alle successive ore 21:36 le autorità libiche concedevano autorizzazione all’evento S.A.R. pertanto MYP unitamente ad altre unità navali di stanza in zona intervenivano.  Alle ore 22:10 iniziavano le operazioni di salvataggio da parte di scialuppe e gommoni in dotazioni di altre unità, trasbordando i migranti sulla nostra unità. Alle successive ore 22:50 ultimavano le operazioni di salvataggio e trasbordo sull’unità MYP.  Alle successive ore 12:00 del 13:10.2016 IMRCC Roma dava autorizzazione a procedere verso il porto di Pozzallo ove giungeva intorno alle ore 14:00 del 14.10.2016.

Dopo le operazioni sanitarie di rito, i migranti venivano trasferiti presso il locale Hotspot per le operazioni di pre-identificazione.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Il lavoro degli agenti della Polizia è sempre molto difficile in quanto bisogna far conciliare le esigenze di ordine pubblico, quelle di Polizia Giudiziaria ed ovviamente l’assistenza ai migranti appena sbarcati che resta prioritaria.

Il Funzionario dirigente del servizio di Ordine e Sicurezza Pubblica della Polizia di Stato, con a disposizione decine di uomini, ha dovuto poi coordinare, le immediate partenze, i trasferimenti dall’Hot Spot ad altre regioni e l’accoglienza di centinaia di migranti.

Le operazioni di sbarco non hanno fatto registrare criticità ed è stata prestata la massima attenzione verso i soggetti che avevano bisogno di cure mediche, in particolar modo diverse donne incinte e minorenni.

Alle procedure hanno partecipato 30 Agenti della Polizia di Stato, nonché appartenenti alle altre Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, Esercito Italiano ed i medici dell’A.S.P. per le visite mediche.

Al riguardo, le attività dell’Ufficio Immigrazione della Polizia di Stato risultavano complesse, dovendo essere espletate in tempi ristretti, così da permettere anche un immediato invio degli ospiti in altre strutture d’accoglienza.

La Polizia Scientifica ha lavorato consequenzialmente senza sosta per le operazioni di preidentificazione e fotosegnalamento, in considerazione dei nuovi arrivi. Si sta procedendo al fotosegnalamento dei migranti sbarcati ed al loro trasferimento ad operazioni ultimate, da parte degli uomini della Polizia di Stato che lavorano senza sosta.

LE INDAGINI

Gli uomini della Polizia di Stato – Squadra Mobile Questura di Ragusa – con la partecipazione di un’aliquota dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno sottoposto a fermo lo scafista di origini senegalesi, responsabile oltre che del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina anche della morte come conseguenza di altro delitto di circa 18 persone.

Gli investigatori hanno trovato molte difficoltà per il comprensibile stato emotivo di tutti i migranti superstiti che univocamente raccontavano del naufragio e della scomparsa tra le onde di circa 18 (migranti uno di questi di anni 3).

Con l’immediata assistenza di psicologi all’uopo fatti intervenire, gli investigatori della Polizia sono riusciti a chiarire l’esatta dinamica del naufragio e ad individuare lo scafista che aveva raggiunto l’accordo con il libici per condurre il gommone.

Difficile ascoltare i racconti dei migranti quando sono così provati ma, con molta pazienza e l’esperienza maturata in casi simili, si è riusciti a comprendere, dalle univoche dichiarazioni dei molteplici testimoni, che nonostante le pessime condizioni del mare i libici avevano ordinato la partenza, pertanto tutti i migranti dal capannone si sono spostati in spiaggia.

Lì, gli uomini hanno preso il gommone dalla spiaggia mettendolo in acqua per intraprendere il viaggio e lo scafista era pronto ad attenderli, accompagnato dai libici.

Dopo poche ore dalla partenza il mare era sempre più mosso ed il gommone, considerato che era carico oltremodo, iniziava ad imbarcare acqua. Nonostante i tentativi dei migranti di rimanere aggrappati, uno dei tubolari del gommone si afflosciava e quindi parte dei passeggeri cadeva in acqua, mentre su altri si rovesciava della benzina. In quei frangenti il panico prende sempre il sopravvento e le fasi raccontate dai migranti sono molto concitate.

I migranti uomini si spogliavano perché la benzina stava bruciando loro la pelle mentre le donne per non denudarsi rimanevano ustionate.

I compagni di viaggio tentavano di aiutare quelli caduti in mare, ma per molti non vi era possibilità di aiuto, una donna con il bambino dopo essere caduti in mare venivano tirati su a bordo, ma durante quelle fasi, considerato che il giubbotto salvagente era grande, il piccolo che era con lei scivolava perdendosi tra le onde.

Lo scafista durante l’incidente in mare non curandosi di aver assunto il comando del gommone, non prestava alcun aiuto ma, prendeva un bidone di benzina lo svuotava e si allontanava usando quel mezzo come galleggiante.

Dopo poche ore dall’avvenuto incidente in mare giungevano i soccorsi che traevano in salvo tutti i superstiti che escussi dalla Polizia fornivano inequivocabili elementi di responsabilità a carico dello scafista.

Dopo gli accertamenti sull’identità dello scafista, lo stesso veniva condotto presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

LA CATTURA

Le indagini condotte dalla Polizia Giudiziaria, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto il responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, gli investigatori hanno infatti ristretto gli scafisti che dopo le formalità di rito e l’identificazione da parte della Polizia Scientifica sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea impegnata in prima linea sul fronte immigrazione. Sono ormai quotidiane le udienze di incidente probatorio e quelle che portano alla condanna degli scafisti, rispettivamente per la ulteriore cristallizzazione in sede processuale della prova anche ai fini dibattimentali. Al riguardo molte le sentenze di condanne dell’Autorità Giudiziaria.

BILANCIO ATTIVITA’ DELLA POLIZIA

Nel 2016 sono 162 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 150 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Inoltre, sono in corso numerose attività in collaborazione con le altre Squadre Mobili siciliane della Polizia di Stato (coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine) al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste straniere a quelle Italiane.

 

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