Salvatore Nicosia detto “Turi Mazinga” ucciso dal suo ex socio. Un delitto efferato, la vittima presa a calci pure alla testa

omicidio nicosiaUn ex socio d’affari andati a male l’assassinio di Salvatore Nicosia, 39 anni, ucciso a fucilate nel suo negozio di autoricambi il 12 settembre scorso a Vittoria. E’ quanto emerge dai quattro fermi, emessi dal procuratore, Carmelo Petralia, ed eseguiti dalla polizia di Stato nei confronti di quattro indagati. Le indagini sono state eseguite da squadra mobile di Ragusa e commissariato della polizia di Stato di Vittoria, coordinati dalla procura iblea.

E’ stato un omicidio premeditato aggravato ma gli assassini sono stati traditi da due elementi:  un foglio di blok notes con una lista di autoricambi ritrovato sulla suola della scarpa dell’assassino nella sua abitazione e l’auto preparata,  per la fuga, una fiat panda rossa,  bloccata per un guasto, e il furto del mezzo   di proprietà della vittima. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i tabulati telefonici hanno convinto la polizia a seguire una sola pista: un regolamento di conti. Questo è il movente del delitto del 39enne Salvatore Nicosia, detto “Turi Mazinga”, consumato da padre e figlio, Giacomo Iannello, di 50 anni, residente a Vittoria ma viveva a Messina, in un paesino di circa 300 abitanti, Altolìa e Carmelo di 74 anni. I quali hanno arruolato il 19enne,  Yvan Cacciola, e il 18enne, Giuseppe Scionti, entrambi messinesi, per organizzare la trasferta dal capoluogo peloritano fino a quello di Ragusa per uccidere  con un fucile calibro 12, il 39enne, Salvatore  Nicosia, nell’officina di auto ricambi.

omicidio nicosia 2Un delitto efferato è stato descritto dagli inquirenti perché la vittima è stata presa a calci pure alla testa. I quattro avevano da giorni perlustrato la zona, avevano effettuato sopralluoghi, poi il 12 settembre si sono appostati all’interno del cortile del magazzino di autoricambi. Nicosia aveva tentato di fuggire ma è stato attinto da due colpi di fucile. Gli esecutori  sono padre e figlio, secondo le indagini espletate anche con la visione delle telecamere installate nei dintorni, nel palazzo della protezione civile.  Poi i quattro sono fuggiti a bordo del furgone di proprietà di Salvatore Nicosia, ritrovato a 5 km di distanza dal luogo del delitto e vicino all’abitazione di Iannello, che è stata perquisita. E’ stato trovato in quella casa il foglio del block notes che ha portato sulla giusta pista i poliziotti del commissariato di polizia di Vittoria e della Squadra Mobile. E’ stato accertato, dalle analisi dei tabulati telefonici,  che i cellulari dei Iannello, avevano agganciato le celle prima di Messina e poi di Vittoria, dato che ha contrastato con quanto dichiarato dai familiari, che hanno in tutti modi tentato di sviare le indagini. Il traffico dati ha fatto emergere altri due nomi. Cacciola ha ammesso di essere arrivato con i due Iannello la notte prima dell’omicidio a Vittoria, per effettuare dei lavori in casa loro.

Dopo ore di interrogatorio, il giovane ha ceduto e ha fornito elementi fondamentali per la ricostruzione della dinamica dell’omicidio. Prima il Gip del tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo, ha convalidato il fermo di Giacomo e Carmelo Iannello e dopo circa 10 giorni quello di Cacciola e Scionti.  Gli stessi hanno ammesso di aver preso parte al commando seppur con ruoli diversi e cercando di affievolire la loro posizione ma sono caduti in contraddizione tra loro, rispetto alle dichiarazioni rese. L’arma non è ancora stata rinvenuta. Odio nutriva Giacomo Iannello nei confronti di Salvatore Nicosia: insieme avevano aperto un’attività di ortaggi ma poi sono iniziati  i dissidi per via di una presunta truffa. Il 25 agosto dello scorso anno è stato distrutto dalle fiamme il capannone di proprietà di vittima e assassino. Ma non è ancora stato verificato chi ha appiccato il fuoco.  Giacomo Iannello lo stesso anno aveva lasciato Vittoria, per motivi ancora da chiarire, probabilmente per debiti maturati anche con la vittima. Giacomo era andato a vivere a casa del padre dove si occupava di coltivare dei terreni.  E’ tornato a Vittoria per uccidere Turi Mazinga, un uomo definito rissoso. Su di lui solo una denuncia per stalking, ritirata dalla moglie. Nessun altro precedente penale. Un delitto che sembrava misterioso è stato risolto in 40 giorni.

Viviana Sammito

 

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