Sulle vaccinazioni riponiamo massima fiducia nel lavoro del Ministro della Salute, Giulia Grillo, consapevoli che un’informazione corretta e capillare possa dissolvere ogni tipo di dubbio in materia, ma sempre nel pieno rispetto delle diverse posizioni”. Ad affermarlo la Presidente dell’Ordine dei Medici e degli Ondontoiatri di Ragusa, Rosa Giaquinta, intervenuta sull’argomento in seguito all’approvazione, al Senato, del decreto “Milleproroghe” che, di fatto, fa slittare di un anno l’obbligo vaccinale come condizione per l’ingresso alle scuole dell’infanzia e ai nidi. Una buona e corretta informazione non può non tenere conto della storia delle vaccinazioni nel nostro Paese: in Italia i bambini nati all’inizio degli anni sessanta ricevevano quattro vaccinazioni, tutte obbligatorie: antivaiolosa, antipolio, antitetanica e antidifterica. Con il passare degli anni, il calendario vaccinale si è infittito. L’offerta vaccinale a oggi più completa si è raggiunta con il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, che raccomanda nel primo anno di vita vaccini contro nove malattie (cioè, oltre alle quattro già obbligatorie in precedenza, antipertosse, anti Haemophilus B, antipneumococco, antimeningococco B e antirotavirus) e altre cinque nell’anno successivo (anti morbillo, parotite, rosolia e varicella, possibilmente in un’unica iniezione, e antimeningococco C).

Con la legge 119 del 31 luglio 2017, anche l’obbligo per l’accesso a scuola è stato esteso dalle quattro precedenti a dieci di queste vaccinazioni (aggiungendo antipertosse e anti Haemophilus B, già compresi nella vaccinazione esavalente effettuata nei primi mesi, e anti morbillo, parotite, rosolia e varicella all’inizio del secondo anno di vita). “È del tutto comprensibile – continua la Presidente Giaquinta- che i genitori si chiedano se tutte queste vaccinazioni non rappresentino uno stimolo eccessivo per il sistema immunitario di bambini tanto piccoli.

La preoccupazione si riferisce al numero delle vaccinazioni, mentre per il sistema immunitario quel che conta è il numero di antigeni – cioè di molecole capaci di stimolarlo – che riceve attraverso le vaccinazioni, indipendentemente dal fatto che siano contenuti nel prodotto rivolto contro una o più malattie. Da questo punto di vista i vaccini sono molto diversi tra loro. Un vaccino può infatti contenere un solo tipo di antigene, come nel caso dell’antitetanica o dell’antiepatite B; meno di dieci, come l’anti Haemophilus influenzae di tipo B, l’antimeningococco B o l’antipneumococco. Tutti i prodotti più recenti tendono ad avere il numero minimo di queste sostanze necessario a conferire protezione dalla malattia. Quelli nati nel 1980 ne ricevevano circa 3041 contro sette malattie (polio, difterite, tetano, pertosse, morbillo, rosolia e parotite), mentre nel 2000 il numero degli antigeni del calendario vaccinale era già sceso a 123-126 pur proteggendo da undici malattie (polio, difterite, tetano, pertosse, morbillo, rosolia, parotite, Haemophilus influenzale di tipo B, epatite B, pneumococco e varicella. Per arrivare alle vaccinazioni comprese nell’ultimo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale sono da aggiungere l’antimeningococco C (2 antigeni), l’antirotavirus (65 antigeni) e l’HPV (4 antigeni, o 9 con il vaccino più nuovo), che però viene somministrato molti anni dopo, all’inizio dell’adolescenza. In totale, quindi, si tornano a contare circa 200 antigeni, pari al numero di stimoli immunitari che proteggeva dal solo vaiolo, ma difendendo i nostri figli da 15 tipi di diverse infezioni”. L’ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Ragusa, a difesa dell’art. 32 della nostra Costituzione che tutela la Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.

“Esprimiamo- conclude la Presidente- la nostra piena fiducia nel Ministro e le assicuriamo il nostro sostegno, sapendo che potrà contare anche su tutti gli organismi tecnico-scientifici a sua disposizione per garantire le coperture vaccinali senza compromettere o ledere alcun diritto”.