Depositate dalla Corte d’Assise di Appello di Catania, le motivazioni della sentenza di condanna a trent’anni di carcere per Veronica Panarello, accusata dell’omicidio del figlio Loris Stival, il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina.

In 147 pagine la decisione di conferma della sentenza di primo grado.Omicida lucida e senza pietà, questo emrrge leggendo le carte.

La Corte, nel motivare la sentenza ha infatti  sottolineato più volte la lucida crudeltà della donna che non premeditò il delitto pur pianificandolo. Il giudizio sostiene che Veronica Panarello ha agito “lucidamente, senza esitazioni di sorta, per sopprimere quella giovanissima vita da lei generata, ma ha altresì dimostrato l’assenza di qualsivoglia forma di resipiscenza subito dopo la commissione dell’orribile crimine, omettendo di attivarsi in qualche modo per salvare il figlio che era ancora in fase agonica, chiamando i soccorsi o invocando l’aiuto di altre persone a tal fine. La donna si è invece adoperata senza alcuna ‘pietas’ secondo il piano poco prima prestabilito per cercare di eliminare le tracce del delitto con l’occultamento del cadavere di Loris e addirittura simulando una violenza sessuale ai danni del bambino da parte di ignoti per depistare le indagini”.

Per Lorys 3-4 minuti di agonia, secondo il medico legale incaricato dalla procura, Giuseppe Iuvara.

Il movente sarebbe da collegare “a nodi conflittuali nella sfera familiare ed alle conseguenti sensazioni di profonda angoscia d’ansia della Panarello, che hanno agito come una miccia, innescando nella donna una fortissima rabbia in relazione ad un comportamento di Loris, avvertito come pericoloso o troppo fastidioso, tale da scatenarle l’impulso di metterlo a tacere”.

Il legale della donna, Francesco Villardita, ha preannunciato il ricorso in Cassazione.