Omicidio Dezio. Presentata istanza di rimessione in libertà per la famiglia Pepi

istanza pepiLiberate la famiglia Pepi. E’ questa la richiesta del legale, Giuseppe Lipera, che sta difendendo  tre figli e il padre accusati dell’omicidio Dezio avvenuto il 2 febbraio scorso a Vittoria. Una lunga relazione è stata presentata alla procura che ha rigettato sia la richiesta di scarcerazione che la  misura cautelare alternativa alla detenzione. E’ anche emersi che il 70enne, Gaetano Pepi, è gravemente malato.

<<Per noi l’unico che ha commesso l’omicidio è solo Pepi Gaetano (omicidio commesso peraltro per legittima difesa del figlio Alessandro)  e non i germani Pepi>>. Inizia con questa premessa l’istanza, ben dettagliata, di rimessione in libertà  o di una misura cautelare alla detenzione in carcere da parte del legale, Giuseppe Lipera, della famiglia accusata di avere ucciso Giuseppe Dezio, l’agricoltore vittoriese, il 2 febbraio scorso. Da sei mesi i tre figli, Antonino, Alessandro e Marco e il padre Gaetano sono in carcere, sebbene quest’ultimo abbia ammesso le responsabilità solo sue sul delitto. La procura fino ad oggi ha rigettato l’istanza presentata, motivata, dall’avvocato. L’ultima la settimana scorsa all’indirizzo della titolare del fascicolo, Valentina Botti che ha sottoposto a interrogatorio nel carcere di Ragusa, l’11 agosto scorso, i quattro, i quali hanno risposto a tutte le domande del pm. Un’istanza che segue quella che aveva già rigettato la pm Giulia Bisello con scritto un succinto: “Visto, si esprime parere contrario”, senza dare alcuna motivazione ma è anche vero che la magistrata non ha l’obbligo di farlo.  Il legale Lipera insiste perché scrive nella relazione: “Nessuno di questi fratelli può in alcun modo inquinare le prove; nei confronti di essi nessuno ha ipotizzato alcun pericolo di fuga; è assolutamente inimmaginabile alcuna reitera del reato”. Per tale ragione l’avvocato catanese ha richiesto di riformare lo status cautelare con una misura affievolita, anche gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.  Lipera ha fatto sapere che Gaetano Pepi è gravemente malato, ha 70 anni ed è dunque incompatibile con il regime carcerario.

I Pepi, secondo quanto riferito dall’avvocato, hanno anche collaborato con la giustizia rendendo delle dichiarazioni sulla dinamica dei fatti che perfettamente coincidono con le perizie espletate dai periti del pm. Secondo Lipera <<la misura in atto applicata è assolutamente sproporzionata e ingiustificata>>. Anche se, durante l’interrogatorio di garanzia, la famiglia, su indicazione del primo legale che aveva nominato, Santino Garufi, si era avvalso della facoltà di non rispondere, tranne il capofamiglia che da subito ha ammesso le sue responsabilità. Una versione cui non ha creduto la procura che ha invece sostenuto che il padre si è preso le colpe per scagionare i giovani figli. Una tesi che torna a contestare il legale Lipera a colpi di istanze di scarcerazione o di misure cautelari meno afflittive facendo leva sui riscontri fattuali ed oggettivi alle dichiarazioni rese dagli indagati che, dunque, coincidono, sostiene il legale, con le risultanze investigative e dagli esiti dell’autopsia, dell’arma del delitto e delle ferite sul corpo di Alessandro Pepi.

Viviana Sammito

 

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