Omicidio Dezio. Il Ministero non ha i braccialettti elettronici, la famiglia Pepi rimane in carcere

La famiglia Pepi, accusata di avere ucciso l’agricoltore vittoriese di 64 anni, Giuseppe Dezio da due settimane avrebbe dovuto essere agli arresti domiciliari in un’abitazione del catanese, a 100km di distanza da Vittoria ma il gip di Ragusa non li scarcera perché il Ministero non ha ancora la disponibilità dei braccialetti elettronici. Il pm aveva dato parere positivo per l’immediata scarcerazione e il gip l’ha rigettata. A favore del legale dei Pepi, Giuseppe Lipera, si è espressa la suprema corte di Cassazione.

I Pepi, accusati dell’omicidio di Giuseppe Dezio il 2 febbraio scorso a Vittoria, detenuti in attesa della scarcerazione  perché il Ministero non ha la disponibilità dei braccialetti elettronici,  che sono il leit motiv della misura alternativa al carcere, gli arresti domiciliari, stabilita almeno 20 giorni fa dal Gip del tribunale di Ragusa, Giovanni Giampiccolo.

<<Ma gli indagati non possono restare in carcere solo perché mancano i braccialetti elettronici , peraltro con il parere positivo alla scarcerazione  espresso dalla magistrata, Valentina Botti>>, si legge nell’atto di appello presentato dal legale della famiglia, Giuseppe Lipera.  Secondo quanto ha riferito il penalista,  il Giudice non ha tenuto in considerazione il parere favorevole della pm e non è condivisibile  – continua –  che si distacchi totalmente dal parere espresso dal titolare delle indagini.

Infatti la magistrata, Valentina Botti, ha ritenuto più idonea la misura degli arresti domiciliari, anche senza l’ausilio del controllo elettronico ma  il gip sta negando tale beneficio parlando di “indispensabilità del presidio elettronico per soddisfare le esigenze cautelari” . Quindi i Pepi senza il dispositivo, secondo il gip, deve continuare a rimanere in carcere.  Quando arriveranno i braccialetti elettronici? Dipende dal Ministero, secondo quanto hanno riferito le forze dell’Ordine all’avvocato e a questo punto potrebbero passare anche mesi. Per colpa della burocrazia quindi i Pepi devono rimanere ancora in carcere a Ragusa dove già sono reclusi da 9 mesi. L’avvocato Lipera ha voluto puntare l’attenzione su altri due importanti elementi: la parte offesa, la famiglia Dezio, non ha mai manifestato opposizione alla scarcerazione della famiglia per essere posta agli arresti domiciliari, perché non esiste alcuna faida e alcun pericolo di ritorsione. E il secondo punto è la pronuncia confortante della Suprema Corte di Cassazione secondo cui: <<se il giudice decide di adottare la meno afflittiva misura del braccialetto elettronico, al fine di testare la capacità dell’imputato di autolimitarsi con l’impegno dell’installazione del dispositivo, vuole dire che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure diverse dal carcere, a prescindere dal braccialetto, del quale quindi si può anche a fare a meno>>.

Intanto l’avvocato Lipera sta continuando la sua battaglia per dimostrare l’innocenza dei tre fratelli, Marco, Alessandro e Antonio in relazione al delitto. Ha ammesso le sue responsabilità per l’omicidio, Gaetano Pepi, il padre degli altri tre indagati.  Il 12 novembre iniziano le operazioni peritali al carcere di Ragusa, dove verranno fatti i prelievi del sangue agli indagati. La pm Botti ha nominato consulente il dott. Sebastiano Bianca e il legale Lipera,  il super consulente, Gen. Luciano Garofano.

Viviana Sammito

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