Omicidio Dezio. Niente braccialetti elettronici, i Pepi rimangono in carcere. Peggiorano le condizioni psico-fisiche degli indagati e dei loro familiari

braccialetto elettronicoLa famiglia Pepi, accusata di omicidio, rimane rinchiusa in carcere in attesa dei braccialetti elettronici, non ancora disponibili in Italia. Il gip, nonostante il parere favorevole della pm, non autorizza gli arresti domiciliari senza il dispositivo. Il legale dei Pepi, Giuseppe Lipera, sta sollevando la polemica a livello nazionale perché non è possibile che in Italia ci sono 700 detenuti in carcere perché mancano i braccialetti elettronici. A sostegno della battaglia del penalista anche molti politici.

Nove mesi di carcere, poi il Gip autorizza gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico e in un’abitazione lontana 100 km da Vittoria,  la famiglia degli indagati individua la casa ma i fratelli Antonio, Alessandro, Marco e Gaetano Pepi rimangono in carcere in attesa del dispositivo elettronico, che non è disponibile e non si hanno notizie in merito. Contattato l’ufficio stampa del Ministero di Grazia e Giustizia, rimanda al Ministero dell’Interno il quale a sua volta indica di rivolgerci all’ufficio stampa del capo di polizia. Chiamando l’ufficio romano ci informano che per avere una risposta sui braccialetti elettronici, dobbiamo mandare una mail con richiesta formale. Lo abbiamo fatto ieri e ancora oggi non c’è alcuna risposta.

Dopo il valzer dai Ministeri, che nel frattempo si metteranno d’accordo su dove siano custoditi questi  braccialetti elettronici, 700 detenuti in Italia occupano il carcere in attesa del dispositivo. Una situazione degradante che mette in discussione il tanto vantato decreto svuota carceri. Al contrario, di questo passo, i carcerati sono costretti ad affollare le galere, soprattutto se non si conoscono i tempi d’attesa. A iniziare la battaglia è adesso il penalista catanese, Giuseppe Lipera, difensore della famiglia Pepi, il quale ha illustrato numeri interessanti che dimostrano la falla del sistema del braccialetto elettronico.

<<Nel Carcere di Catania e in quello di Caltagirone molti detenuti potrebbero stare fuori con provvedimento del magistrato già esecutivo ma mancano i braccialetti elettronici che in tutta Italia sono solo 2.000 a fronte dei 20.000 in Francia e dei 28.000 in Gran Bretagna>>. Una situazione di emergenza denunciata da anni anche  dall’Unione delle Camere Penali Italiane.

Lipera è tornato a chiedere gli arresti domiciliari per i Pepi, in attesa della disponibilità dei braccialetti elettronici, anche alla luce del peggioramento, confermato dalle perizie,  delle condizioni psico-fisiche degli indagati e dei loro familiari.

La figlia di Alessandro Pepi, di appena tre anni, è stata sottoposta alla perizia psicologica la cui relazione è stata redatta dalla dott.ssa Denise Gulino la quale ha confermato che <<emerge l’allarmante circostanza secondo cui la piccola… pensa dentro di sé che l’assenza del padre sia dovuta esclusivamente ai suoi capricci, vivendo quindi un forte senso di colpa…>>.

Ilenia Sortino, la moglie di Alessandro, sempre in prima linea a difesa della famiglia, ha finanche organizzato, coinvolgendo la collettività,  manifestazioni pubbliche e pacifiche per chiedere giustizia e la scarcerazione. La giovane è affetta da disturbo post traumatico da stress, soprattutto alla luce delle aspettative deluse in merito alla scarcerazione della famiglie per essere posta agli arresti domiciliari. Alessandro Pepi, come ha confermato il dott. Gaetano Giardina, è “chiaramente incompatibile con il regime carcerario” perché il “degenerare del proprio status psico-fisico lo può irragionevolmente indurre a pensieri di suicidio dettati dalla sensazione di essere inutile e senza speranza”.  Notevoli sono le perdite di peso corporeo di Marco e Alessandro Pepi e del 70enne Gaetano. Pertanto il legale Lipera chiede l’applicazione della misura degli arresti domiciliari, in attesa del braccialetto elettronico.

Viviana Sammito

 

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