Massacrati dai proiettili della ‘ndrangheta. Commemorato a Donnalucata il sacrificio dei carabinieri Fava e Garofalo

garofalo fava 2017 1Due servitori dello stato morti ammazzati il 18 Gennaio 1994. Una trappola mortale per due carabinieri uccisi da un commando mafioso in provincia di Reggio Calabria. Si chiamavano Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, 31 e 36 anni, entrambi sposati, due figli il primo, tre il secondo. I due, entrambi appuntati, originari rispettivamente di Scicli e di Taurianova, nel Reggino, erano in servizio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi. Sono stati crivellati a colpi di mitraglietta calibro nove e kalashnikov.

garofalo fava 2017 3La commemorazione dei due carabinieri uccisi per mano della ‘Ndrangheta è stata celebrata stamani nella chiesa Santa Caterina da Siena a Donnalucata, alla presenza  delle più alte cariche militari della provincia.

Commosse le parole del sindaco di Scicli, Enzo Giannone, che ha ricordato il momento in cui la notizia giunse al Comune, ventire anni fa. “Ero un giovane assessore della giunta del preside Lonatica, piombammo nello sconforto. Se oggi viviamo in una dimensione di libertà, come cittadini, è anche grazie al sacrificio di questi due miliatri, giovani padri di famiglia, che hanno pagato con la vita il loro senso del dovere”.

Sentito e toccante l’intervento in chiesa del tenente colonnello Federico Reginato: “Non siamo dei fanatici. I carabinieri siamo perosne che hanno paura, come tutti. Facciamo un lavoro difficile e bellissimo, e per questo siamo consapevoli che in qualsiasi momento potremmo essere chiamati a pagare con la vita la nostra missione in questo lavoro”.

La commemorazione è stata officata da Don Nello Garofalo, alla presenza fra gli altri, del nuovo commissario di Modica, Nicodemo Liotti, che ha così fatto la sua prima apparizione ufficiale a Scicli.

garofalo fava 2017 2Al termine della cerimonia in chiesa, cui hanno partecipato il padre di Vincenzo Garofalo e gli altri familiari, grazie anche alle nubi più clementi è stato officiato il picchetto d’onore davanti al monumento ai due caduti in piazza Garofalo, mentre gli studenti del coro e dell’orchestra della Don Milani hanno intonato l’Inno di Mameli, seguito al silenzio intonato da un trombettista dell’Arma.

Sono passati 23 lunghi anni. Quel 18 Gennaio del ’94 lo sciclitano, di Donnalucata, Garofalo avvisò la centrale che una macchina li seguiva: “Pronto, centrale? Volevamo segnalarvi che una macchina, sull’autostrada, ci sta seguendo. Proviamo a richiamarvi più tardi”. La voce dell’appuntato Vincenzo Garofalo arriva chiara in caserma. “Dateci notizie al più presto“, risponde il collega. Passano interminabili minuti nel silenzio. Della “Gazzella” non ci sono più tracce. Che cosa è successo? Un inferno.

Un inferno di fuoco, al quale hanno tentato disperatamente, quanto inutilmente, di sottrarsi. Garofalo e Fava solo all’ultimo istante si sarebbero resi conto di essere il bersaglio del commando della ‘Ndrangheta.

Garofalo e Fava sono morti all’istante, crivellati di colpi.

Hanno cercato di difendersi, hanno tentato la fuga, forse uno di loro ha risposto al fuoco. Per duecento metri (sono rimaste lunghe tracce di gomma sull’ asfalto), con un disperato zig-zag hanno cercato di evitare la pioggia di proiettili. Ma il commando omicida ha avuto il sopravvento. Addirittura uno dei sicari, al termine della corsa, quando l’auto dei carabinieri si è bloccata, è sceso e da distanza ravvicinata ha sparato una raffica finale, un simbolico colpo di grazia come quello che i nazisti sparavano alla nuca delle loro vittime.

“E’ un massacro, è un massacro“, ripete con gli occhi lucidi il colonnello Massimo Cetola (padre dell’attuale Comandante dei Carabinieri di Modica), allora comandante provinciale dell’Arma, appena arrivò sul posto!

Foto: Salvatore Galfo

 

 

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