Lo scifo e la lancia

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Chissà quante e quali più realistiche ragioni avrei potuto sforzarmi di trovare, infine, a cagione di uno skyphos di pietra e una roccia oblunga disposta in verticale; disposti, entrambi a circostanziare il mio sguardo, nella stessa area, peraltro ormai da tempo disabitata. Ci sono delle ragioni logiche, specifiche, per ognuna di queste entità materiali. Se per lo scifo neanche più di tanto occorre sforzarsi, poiché una poco distante vetusta abitazione in rovina segnala un focolare in epoche di ruralità accentuate; per quel che riguarda il pietrone innalzato verso il cielo, solo un attimo servirà al fin di operare la sintesi di indagine, coniugando la fastidiosa e precedente apparizione di un solitario centauro scorrazzante in motocross tra gli arbusti della “forestale”, e la sua – o di altri suoi simili – necessità di lasciare un segnale di indicazione del percorso, memoria alle selvagge scorribande future. Eppure nessuna di queste plausibili motivazioni, l’una insieme all’altra, giustifica minimamente l’attenzione che la mia personale vista dello spirito gli ha concesso nell’insieme. Cosa vogliono dire le cose del mondo, al di là delle loro individuali scaturigini?, questa è la domanda. Così, affronto ogni vicenda che mi riguarda come fosse un viaggio iniziatico.


L’asparago mi iniziò ai sogni
stamane, tra il sapor d’una carruba,
aroma di nepitella, arbusti e legni
profumati di selva. M’appar cuba
di pietra! S’alzava ai sacri regni
e mi incuteva di paure turba.
Questa in terra confitta come lancia,
la sua ombra indica roccia a vuota pancia

L’asta lunga e ‘l vaso, come pietra,
minima figura del simil monte.
Pietra oracolare: suona la cetra
il giovin dio che ne fu prima fonte,
al suo interno si nasconde, ma tra
non molto egli uscirà sua sponte
e in forma liquida andrà al vaso
Così, forse, ne berrò se vuol Caso.

 

imageEbbene, perché non dovrebbe essere, tale roccia confitta, un prodotto di quel folgoratore divino? Il genitore di pietre, colui che in forma di fulmini dal cielo le scaglia (ex coelis lapis; o anche lapsit exillis), forse non potrebbe aver inviato il suo figlio psicopompo all’interno di una d’esse? Ne sono certo, questa è la lancia di Ermes, e il suo sangue – l’oro potabile – sarà contenuto nel grasale scifo. Il tutto, che riman nascosto nel sarcofago roccioso, sottintende una grande e simbolica immagina della sacra montagna di Cibile (divinità ctonia). La pietra è l’omphalos (kephas-pietra, in ebraico, e kephale-testa, in greco), ed essa ha da dirci qualcosa (parla come la Lia Fail irlandese). Ma discute in lingue difficili da comprendere, una di queste segue l’eloquio dei flutti. Inevitabile è ancora una volta lo sguardo pudico allo scifo. Ancora vuoto rimane, però.

La pietra uovo è solo un’immagine esterna, esteriore. Aspettiamo che il genius loci si manifesti da sé, sempre che non sia già in giro per i sentieri del colle. Continuo ad aggirarmi in preda alla felicità della ricerca, tra i pini frondosi e i primi funghi polverosi, tra gli arbusti pieni di resina, le bacche, gli asparagi autunnali e le carrube ancora attaccate ai rami. La natura è la manifestazione che cerco? Intanto, laggiù, c’è la città degli uomini, la vedo. Chi pensa a loro?, agli uomini!, anzi, più precisamente chi di loro si sta adoperando per la felicità?

Gaetano Celestre

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