L’indiano è senza permesso di soggiorno e senza fissa dimora, deve lasciare l’Italia. ANM: “Attacchi inaccettabili al pm”

Ram lubhaya cl. 73La questura ha firmato ieri la richiesta di trasferimento in un Cie, ossia un Centro di Identificazione ed Espulsione, di Ram Lubhaya, il cittadino indiano 43enne denunciato per il tentativo di rapimento di una bimba di 5 anni di Vittoria. L’indiano infatti era destinatario di un decreto di espulsione che scade proprio oggi alle 21.

Sarà trasferito nel tardo pomeriggio al centro di identificazione ed espulsione a Caltanissetta l’indiano di 43 anni, Ram Lubhaya, che ha tentato di rapire una bambina di 5 anni di Scoglitti martedì scorso.

La questura ha firmato ieri la richiesta di trasferimento in un Cie, Centro di Identificazione ed Espulsione, e la procura ha dato il Nulla Osta.

Entro le 21 di questa sera l’indiano, senza permesso di soggiorno e senza fissa dimora, deve lasciare l’Italia.  Il trattamento nei Cie viene disposto dal questore per 30 giorni e fino ad un massimo di proroga di 18 mesi quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione del cittadino straniero. La procura procede pure  per il reato dell’articolo 10 bis, il reato di clandestinità. Nei confronti dell’indiano è ancora pendente il procedimento penale che lo vede indagato per tentato sequestro aggravato perché in danno di minore. Un reato che prevede una pena da 1 a 10 anni. Ma per chiedere una convalida del fermo eseguito dalla polizia la pena minima deve essere per legge di 2 anni. In questo caso si è al di sotto della soglia minima. Ecco perché non è stato decretato il fermo. Una volta concluse le indagini, il 43enne sarà processato in contumacia, cioè per l’ astensione al dibattimento.

Lubhay, venditore ambulante di collanine e cianfrusaglie in spiaggia, già noto ai carabinieri per furti di rame, ricettazione e spaccio di droga,  una volta espulso non può fare rientro in Italia.

Sabato scorso è stato interrogato dalla pm, Giulia Bisello: lui si è dichiarato innocente, non voleva rapire la bambina, non ricorda. E si è sentito anche minacciato a Scoglitti. Ieri pomeriggio il 43enne è rimasto in questura per le operazioni di identificazione in attesa dell’espletamento degli atti per il trasferimento in un centro d’espulsione. Per i due magistrati, Bisello e il procuratore capo,  Petralia, «l’indiano si è limitato a tenere in mano la bimba per meno di un minuto, sotto gli occhi del padre che se l’è fatta subito restituire. Senza che l’indiano opponesse diniego, senza fuga>>.  Un caso mediatico nazionale, divenuto anche politico con l’espulsione dal territorio nazionale alla quale non ha ottemperato mai l’indiano. Un caso che ha suscitato polemiche, che probabilmente già nel giro di qualche giorno dimenticheremo quando Ram Lubhaya lascerà il territorio nazionale.

“Attacchi inaccettabili” al pm che non ha applicato il fermo al cittadino indiano di 43 anni indagato con l’accusa di aver tentato di rapire una bimba di 5 anni. E’ la posizione espressa sul caso di Ragusa dall’Anm, che in una nota afferma: “Con riferimento ai fatti accaduti nel territorio del comune di Vittoria lo scorso 16 agosto, senza entrare nel merito della vicenda i cui contorni saranno accertati nel corso del procedimento penale da parte della Procura di Ragusa, l’Associazione Nazionale Magistrati stigmatizza gli attacchi mediatici diretti al pm di quell’ufficio giudiziario Giulia Bisello. Si tratta di attacchi inaccettabili – sottolinea ancora l’Anm – che sono frutto di un approccio superficiale agli accadimenti, determinato dalla non conoscenza degli atti e dei presupposti di legge che hanno portato alle scelte della collega, e che hanno come unica conseguenza quella di non consentire ai magistrati della Procura di Ragusa di svolgere il proprio compito nel giusto clima di serenità”.

Viviana Sammito

 

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