Di seguito pubblichiamo l’articolo pubblicato sul giornale “La Sicilia” a firma di Andrea Lodato, articolo a cui ha fatto seguito la replica dell’ex parlamentare dell’Udc Giuseppe Drago ( http://www.novetv.com/?p=5267 ) per quanto concerne le dichiarazioni rese nel luglio scorso da Bruno Arrabito riguardanti l’inchiesta denominata “Modica bene” che vede imputati oltre a Giuseppe Drago e il fratello Carmelo Drago, anche l’ex sindaco di Modica Piero Torchi.

(nella foto Andrea Lodato)

Modica – La vicenda giudiziaria che sembrava essere in dirittura d’arrivo, dopo che imputati di primo piano come l’ex presidente della Regione, Beppe Drago, e l’ex sindaco di Modica, Piero Torchi, avevano scelto la strada del giudizio abbreviato pur di uscirne presto, sembra entrata nel meccanismo della macchina del tempo. Un meccanismo che, dopo le dichiarazioni spontanee del coimputato Bruno Arrabito, potrebbe riportare l’inchiesta indietro tutta e farla ripartire da lì. Ecco quel che preoccupa molto, dal punto di vista giudiziario per cominciare, il già parlamentare dell’Udc Giuseppe Drago, conosciuto da tutti come Peppe, coinvolto nell’indagine della Procura di Modica e richiamato pesantemente in causa proprio dalla ricostruzione volontaria fatta da Arrabito sul presunto giro di tangenti a Modica e dintorni.

Tutta Modica non discuteva di altro, proprio per la notorietà dei personaggi coinvolti in questa inchiesta, ma anche per le particolarità delle accuse contenute in quella dichiarazione di Bruno Arrabito, entrato anche nella sfera personale e privata di alcuni degli indagati, Beppe Drago in testa.

Drago ha letto quel che abbiamo raccontato ieri, riportando parte delle dichiarazioni di Arrabito, e oggi non riesce a farsene una ragione. E parte da qui.

«Sette anni di indagini, a cui non sono mai sfuggito, vorrei precisare subito, nel senso che mi sono sempre presentato, ho offerto la mia collaborazione per chiarire ogni lato ritenuto poco chiaro. Ma in questi sette anni, pur chiedendolo, non sono stato interrogato. Non è, però, soltanto questa l’anomalia: nel fascicolo del Pm la Guardia di Finanza aveva omesso di accludere 66 verbali di sommaria informazioni dai miei legali ritenute importanti per la mia discolpa e solo su mia richiesta inserite nel predetto fascicolo dal Pm; agli atti risultavano acquisiti 24 DVD contenenti intercettazioni video/ambientali per diverse settimane, poi rivelatesi, ad esito di perizia, stranamente illeggibili; l’accusa mossami dalla Guardia di Finanza si fonda su documentazione bancaria contenuta su circa 90 faldoni che però, ancora più stranamente, non sono mai stati versati nel fascicolo del Pm, ed anzi trattenuti nella caserma della Guardia di Finanza». Insomma, Drago parte da quelle che definisce anomalie, aggiunge che mesi e mesi di accertamenti patrimoniali, intercettazioni telefoniche ed ambientali non hanno fatto emergere le responsabilità mosse dall’accusa e, dice Drago «quando si stava per arrivare alla sentenza, spuntano queste dichiarazioni che non stanno né in cielo né in terra». Ma da dove nascono queste dichiarazioni, cioè, chiediamo all’on. Drago, questo signor Bruno Arrabito che ha raccontato anche questioni strettamente personali, private e familiari della sua vita, chi è, com’è che saprebbe tante cose?
«Questo signor Arrabito è stato in passato mio collaboratore, prima autista, poi mi è rimasto a lungo vicino. Purtroppo, aggiungo adesso, nonostante tutto il bene che gli ho fatto personalmente, come egli stesso riconosce, ha raccontato oggi tutta una serie di frottole». Il motivo, secondo Drago, sta nel fatto che i rapporti tra lui e Arrabito negli ultimi anni si erano prima raffreddati e poi interrotti per volontà dello stesso Drago.

«L’interruzione dei rapporti fu causata, peraltro, anche dalla istintiva intuizione di mia moglie, che considerava l’Arrabito persona da cui diffidare. La cosa dispiacque all’Arrabito ed a questo attribuisco le odierne strampalate dichiarazioni su mia moglie». Arrabito racconta un sacco di cose su Drago, ma non solo, parla anche di tangenti, di spese di convegni e feste istituzionali gonfiate, di imprenditori che avrebbero dato all’ex presidente della Regione centinaia di milioni. Tutto falso?
«Tutto falso. Nessun imprenditore ha mai detto di avere pagato tangenti, nessuno ha mai parlato di favori fatti per essere favorito allo Sportello Unico. Spese gonfiate? Ma come fa a dirlo Arrabito, con quali prove? Su quali conoscenze dei fatti? E’ tutto falso, nessuno potrà mai dire che io nella mia carriera ho intascato un euro di tangente, come sono convinto che dimostrerà il processo che mi riguarda».

Oggi siamo arrivati a questo punto: Arrabito ha fatto la sua dichiarazione spontanea, su cui si è molto discusso e si continua a discutere, si è detto che la dichiarazione sarebbe stata ritrattata, o che ciò potrebbe accadere, ma per il momento restano quelle due paginette molto pesanti per alcuni indagati. Ma c’è dell’altro, perché Arrabito aveva anche delle registrazioni fatte nella sua abitazione durante incontri in cui si sarebbe parlato di tangenti. I militari della Guardia di Finanza, a quanto pare, nell’abitazione di Arrabito hanno trovato molte attrezzature utilizzabili per registrazioni sia video che audio effettuabili all’insaputa degli ospiti che erano in quell’abitazione. E, secondo quel che lo stesso Arrabito ha detto, in alcuni dei nastri ci sarebbero prove compromettenti, che riguarderebbero l’aggiudicazione di lavori per la ristrutturazione di una chiesa. Questo potrebbe aggravare la situazione? Drago offre la sua chiave di lettura. «Non ho mai parlato con nessuno e per questo certamente non con Arrabito o con chicchessia in sua presenza di tangenti. So che è stato arrestato per estorsione effettuata attraverso delle registrazioni ai danni di un malcapitato, se l’Arrabito ha detto a chiunque cose che mi riguardano, ne dovrà rispondere lo stesso. Io sono certamente del tutto estraneo». Drago invoca un po’ di discrezione, evitare la gogna mediatica, l’esposizione, soprattutto, di persone, come sua moglie, che sono estranee anche all’inchiesta e da anni ne subiscono gli effetti. «Ma temo che, purtroppo, un’inchiesta come questa finisca con il consumarsi soprattutto sui giornali, anziché chiudersi in maniera rigorosa e lineare nelle aule di un tribunale».

 Andrea Lodato