Denis Verdini è stato indagato a Messina per finanziamento illecito. In cambio di 300mila euro per il movimento politico Ala, avrebbe interessato l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, per sponsorizzare la nomina dell’ex giudice amministrativo Giuseppe Mineo, al Consiglio di Stato. Sponsorizzazione che, nei fatti, sarebbe andata a buon fine, al punto che il giudice – arrestato a Scicli qualche settima fa per corruzione  – era nella lista dell’ex Governo dei magistrati da nominare a Palazzo Spada. L’indagine è quella che riguarda la presunta compravendita di sentenze al Consiglio di Stato.

Il ruolo dell’ex senatore di Ala, Verdini, è illustrato dall’avvocato Piero Amara, il grande manovratore di presunti accordi illeciti, un sorta di faccendiere in grado di mettere insieme dirigenti, imprenditori, professioni e magistrati, tutti presumibilmente legati da un unico filo corruttivo. Stando al verbale di Amara, Verdini si sarebbe rivolto al braccio destro di Matteo Renzi affinché il giudice Mineo – all’epoca dei fatti al Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana – comparisse nell’elenco dei nomi proposti dal Consiglio dei Ministri per la nomina dei magistrati del Consiglio di Stato. Sarebbe stato lo stesso Verdini, che in cambio avrebbe intascato 300mila euro per Ala, a rivelare ad Amara di aver interessato Lotti del caso.

 

Il nome di Mineo salta fuori a maggio 2016. È nella lista dei dieci nomi indicati dal Governo come giudici del Consiglio di Stato. Da subito, però, la sua posizione crea parecchi imbarazzi in quanto risulta essere stato sanzionato per aver depositato in ritardo le sentenze. I suoi rapporti con il Partito democratico sono dovuti alle relazioni che Mineo sarebbe riuscito a creare attraverso personaggi che gravitavano attorno al Governo Renzi. Un particolare di cui parla Amara, accusato di essere il principale corruttore di giudici amministrativi, come emerge dalle indagini delle procure di Messina e Roma.

Mineo, lo ricordiamo, è stato arrestato all’inizio di questo mese su mandato della Procura di Messina. Stando ai magistrati, Mineo avrebbe chiesto una tangente da 115mila euro da destinare all’ex governatore della Sicilia ed ex deputato Giuseppe Drago, deceduto. In particolare, scrivono i pm, la corruzione sarebbe avvenuta per «determinare nella qualità di giudice relatore, il collegio del Cga ad assumere contra legem una decisione favorevole alle imprese “Open Land srl” e “Am Group srl” nell’ambito di contenziosi amministrativi con il Comune di Siracusa». Inoltre, avrebbe rivelato informazioni riservate sui procedimenti facendosi così erogare su un conto a Malta, intestato ad Alessandro Ferraro, i 115mila euro.