Beni s”venduti” all’asta. Sciopero della fame a Roma e Ragusa

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“Siamo arrivati al capolinea di tutte queste storie che nei mesi passati abbiamo seguito e più volte portato all’attenzione – sancisce Piero Bellaera, referente dei Forconi Modica – Angelo Giacchi, i coniugi Barca e Giovanna Mallemi ne sono l’esempio più evidente. Non si può vedere la propria attività o la propria casa svenduta all’asta per un costo molto inferiore rispetto a quello reale”.

Sono alcune delle drammatiche storie che in queste ore intrecciano il loro drammatico destino. Angelo Giacchi, imprenditore vittoriese da questa mattina si trova a Roma davanti al Ministero della Giustizia dove ha iniziato lo sciopero della fame dopo aver presentato una richiesta formale per avere un incontro con il ministro Andrea Orlando. L’uomo lotta contro l’ingiustizia delle aste giudiziarie di cui è vittima lui stesso.

A Ragusa sono invece i coniugi Barca, genitori di cinque figli minorenni, che hanno iniziato lo sciopero della fame davanti alla Prefettura per chiedere di poter riacquistare la propria casa, svenduta anche questa all’asta. Un dramma che scorre veloce tra le pieghe della vita di tanti piccoli imprenditori ragusani, dissipati in tutto il territorio, annidandosi dietro ogni difficoltà lavorativa e creditizia senza possibilità di recupero.

A Modica domani Giovanna Mallemi, imprenditrice, si barricherà dentro il suo capannone per scongiurare la “svendita” all’asta. Sempre a Modica ci sono altre tre famiglie che hanno la casa all’asta, di cui una è di un uomo gravemente malato.

Tutto questo dimostra un settore gravemente in crisi: quello della piccola e media imprenditoria. Non svolgono un ruolo positivo nemmeno i Comuni che non pagano i dipendenti o le aziende che devono poi pagare gli operai. E’ il caso eclatante dei netturbini di Modica in protesta per il mancato pagamento degli stipendi arretrati. I Forconi sono presenti per essere loro di aiuto, per supportare la giusta protesta. Se i Comuni per primi non pagano, si crea un circolo vizioso dove a farne le spese sono sempre i piccoli.

“La politica deve intervenire – sancisce Bellaera – Il territorio è al capolinea. Lo sono i cittadini e gli imprenditori. Lo dimostrano dati sempre più allarmanti. Così come Angelo Giacchi a Roma e la famiglia Barca a Ragusa, chiediamo risposte concrete e immediate”

 

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