Un’ ultima passeggiata a cavallo e la consegna delle coppe e degli attestati ha decretato ieri mattina la conclusione del laboratorio di ippoterapia per disabili al Centro Ippico della Contea, gestito dai coniugi Migliore. Gli incontri, quindici in tutto, a cui hanno partecipato gli utenti dell’associazione “Piccoli fratelli”, si sono svolti due volte a settimana, da settembre a gennaio. Obiettivo del corso, raggiunto con entusiasmo dai disabili, quello di fornire opportunità di crescita relazionale ed emozionale attraverso le attività con ippiche. Dieci ragazzi, due volte a settimana, accompagnati dagli animatori, si sono relazionati con i cavalli, hanno imparato a prendersene cura, a gestirne le regole e i passi. L’ippoterapia prevede infatti la stimolazione della persona in sella al cavallo nella sua totalità: a livello motorio, intellettivo, socializzante e si rivolge ai giovani in età evolutiva ma anche agli adulti.




Nei disabili, in particolare, fornisce stimoli a sviluppare ed utilizzare nuove competenze relative, per esempio, alla definizione dello spazio, all’orientamento, alla coordinazione dei propri movimenti in relazione a quelli del cavallo. In conseguenza a questi aspetti si possono osservare miglioramenti nella lateralità, nella coordinazione motorio-visiva, spazio-temporale, nella memoria, nella concentrazione e nell’attenzione.

Tutto questo perché le attività che si svolgono nell’ambito  dell’ippoterapia per disabili prevedono giochi e situazioni atte a sviluppare questi aspetti, tenendo sempre come riferimento fondamentale  l’aspetto ludico che viene particolarmente esaltato per alleggerire e facilitare l’apprendimento.

“Sono avvenuti dei veri e propri miracoli – ha commentato entusiasta Salvo Garofalo, coordinatore dell’Associazione Piccoli Fratelli- i ragazzi disabili  hanno potuto esprimersi ed entrare in contatto con i cavalli, riuscendo a vincere la paura che prima avevano nei confronti di questi animali. Durante il saggio finale hanno poi potuto mettere in pratica le regole, le pause, i passi e la ripresa dei movimenti, imparati durante il corso e questo ha permesso ai ragazzi di confrontarsi con le proprie regole, i propri sentimenti e le proprie relazioni”.

Il laboratorio fa parte del più ampio progetto diocesano “Ala di riserva”, finanziato dai fondi dell’otto per mille della Chiesa Cattolica e che ha promosso le attività dell’associazione “Piccoli fratelli”, della “Casa Don Puglisi” e di “Casa Chiara” della Comunità Giovanni XXIII di Scicli. Il nome del progetto è un chiaro riferimento al verso di una celebre poesia di Don Tonino Bello: “tutti noi uomini siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo rimanendo abbracciati”. Un riferimento, che ha molto contraddistinto i “Piccoli fratelli”, visto che per molte persone con differenti abilità  l’abbraccio e l’aiuto di un volontario gli da la possibilità di volare, ovvero uscire di casa, fare esperienze non facili per le sue condizioni di vita. E attraverso una serie di laboratori educativi, emozionali ed esperienziali il progetto fornisce opportunità a chi nella vita ha avuto meno possibilità. Casa don Puglisi, ad esempio, è stata coinvolta nella realizzazione, attraverso una fiaba dei fratelli Grimm, di un presepe aperto alla città, la Giovanni XXIII ha organizzato dei laboratori ai giovani  disabili accolti nella comunità sciclitana, mentre a Modica, oltre al laboratorio di ippoterapia, vengono organizzati dei laboratori di clown terapia e di decorazione del vetro.

“Ala di riserva” ha di fatto permesso di raggiungere dieci ragazzi disabili dei “Piccoli fratelli”, quindici bambini della “Casa Don Puglisi” e otto bambini di “Casa Chiara” di Scicli.