di Carmelo Riccotti La Rocca (tratto da La PrimaTv)

Esistono delle gravi responsabilità precontrattuali e queste responsabilità ricadono sulla Banca Agricola. L’istituto di credito ragusano oggi mette alla porta migliaia di azionisti che vorrebbero vendere le proprie quote, ma gli viene negato di farlo. Un problema che va affrontato a monte e che parte dalla stipula di contratti tra l’istituto di credito e clienti ignari di ciò che stavano firmando. Su queste responsabilità la Confconsumatori vuole incalzare la Banca Agricola Popolare di RagusaCentinaia di azionisti arrabbiati hanno partecipato ieri all’iniziativa promossa dall’associazione Confronto in collaborazione con la Confoconsumatori che vuole provare a ricorrere all’istituto dell’arbitro per cercare di difendere i clienti dell’istituto. Troppe cose negli anni sono state sottaciute, spesso non è stata detta la verità e questo è stato il risultato. Secondo il consulente finanziario Leonardo Salamone oggi l’istituto di credito dovrebbe ammettere che le azioni, immesse sul mercato, valgono la metà, ma non lo fa

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La rabbia degli azionisti: “pensavamo di essere risparmiatori”

Ci sono azionisti che fino a poco tempo fa pensavano di essere risparmiatori, di aver investito cioè il loro denaro su un prodotto a rendita garantita e non su uno a rischio. Qualcuno se ne è accorto quando ha chiesto un prestito alla Banca ed ha scoperto che quei soldi non valevano come garanzia. Molti sono convinti di non aver firmato nemmeno un contratto. Si sono insomma fidati dei funzionari, gli stessi che oggi gli aprono le braccia e non riescono a trovare soluzioni, come racconta questa cliente della banca della Provincia di Siracusa. Ieri mattina una delegazione di azionisti, guidata da un comitato spontaneo, ha avuto una interlocuzione con il presidente dell’istituto di credito, ma non hanno ricevuto le risposte sperate. Il presidente, però, da quanto raccontano i presenti ha chiesto comprensione per un momento difficile che sta vivendo la banca chiedendo anche di evitare azioni di protesta per non ledere l’immagine dell’istituto di credito

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